PANTELLERIA: LAVORI IN CORSO

Osservazioni e richieste di chiarimento

by redazione
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Liberamente tratto da News 39597, Pantelleria 02/11/2026, di Pantelleria Internet”.  

Gentilissimo Direttore,

se il direttore del parco Vitale ha dichiarato che sul web circolano foto ingannevoli, avrà i suoi buoni motivi, ma la foto in copertina l’ho scattata io: ritrae un escavatore nell’atto di sradicare dal limo del nostro Lago, trascinare sulla battigia e sgretolare col martelletto i grossi blocchi di lava che fornivano habitat a quel ” delicatissimo e prezioso ecosistema”

In merito alle attività in corso sulle sponde del Lago di Venere,  mi è gradito comunicare che il suddetto escavatore  è stato impiegato per la rimozione, dal limo del Lago, di grossi blocchi di lava, successivamente trascinati sulla battigia e frantumati per essere reimpiegati come materiale edile per la costruzione di muretti a secco.

Tali blocchi costituivano parte integrante del paesaggio lacustre e fornivano habitat a un ecosistema che l’Ente Parco dichiara di voler tutelare. Le operazioni descritte si sono svolte in prossimità dell’area interdetta alla pubblica fruizione, in quanto zona di riproduzione del Gryllotalpa cossyrensis, endemita esclusivo del Lago di Venere.

In applicazione del principio di precauzione, sarebbe stato opportuno astenersi da interventi di tale natura, in particolare in un’area a elevata sensibilità ecologica. Avevo peraltro manifestato il mio dissenso nella chat delle Guide del Parco, riportando anche il parere di un autorevole entomologo, secondo il quale un numero imprecisato di tane di Gryllotalpa potrebbe essere stato distrutto. Ciononostante, i lavori sono proseguiti.

Un Parco Nazionale che, giustamente, impone vincoli rigorosi per la tutela della vegetazione, che disciplina la circolazione veicolare sul perimetro stradale e che richiama l’attenzione sull’impatto acustico anche di iniziative culturali, dovrebbe a mio avviso prestare la medesima attenzione all’impatto prodotto per settimane da escavatori e mezzi pesanti, con particolare riguardo alla vegetazione lacustre e al Limonium secundirameum, altro endemismo esclusivo del Lago.

Desidero inoltre esprimere alcune perplessità, di ordine tecnico e paesaggistico, sullo steccato, sui varchi di accesso e sui basolati. Il suolo del periplo lacustre, costituito da argilla carbonatica pressata, risulta naturalmente percorribile. Il cattivo stato di manutenzione protrattosi per decenni aveva certamente reso disagevole, a tratti, il transito dei veicoli e dei mezzi di soccorso. Tuttavia, una volta spianati dossi e avvallamenti con mezzi meccanici, il percorso risultava già ampiamente praticabile.

Per quanto riguarda i varchi, presentati come strumento per garantire l’accesso alla riva anche alle persone fragili, sarebbe stato possibile, a mio avviso, ampliare e spianare gli accessi preesistenti, senza ricorrere all’installazione di steccati. Nutro inoltre dubbi sull’effettiva funzionalità di varchi di larghezza ridotta.

Quanto sopra prescinde dalla finalità principale dell’intervento, ovvero la prevenzione dell’interramento del Lago. Il fine, anche ammettendo l’urgenza dell’interramento, deve infatti essere distinto dai mezzi impiegati per conseguirlo e dagli interventi finalizzati alla fruibilità. Ritengo che gli scienziati coinvolti nel progetto non vadano identificati con le scelte relative allo steccato, ai varchi e ai basolati, così come realizzati, né con la rimozione dei blocchi di lava e dei relativi ecosistemi.

Infine, in merito alla posa di pietra nei punti critici, anche per il transito dei mezzi di soccorso antincendio, ricordo che un intervento analogo fu realizzato nel 2021/2022 in località Khalkhi-Gibèle, con l’impiego di mezzi cingolati che interessarono il bosco e i fianchi del Gibèle, a copertura dell’antico lastricato in pietra lavica, già di per sé percorribile.

Ritengo che su questi punti siano necessari chiarimenti puntuali da parte dell’Ente Parco, nell’interesse della trasparenza e della tutela di un ambiente di eccezionale valore naturalistico.

Peppe D’Aietti

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