L’economia circolare in agricoltura è un modello di produzione e consumo che mira a estendere il ciclo di vita dei prodotti, creando valore aggiunto per l’intera filiera agroalimentare. In questa ottica, gli scarti e i sottoprodotti di produzione non vengono smaltiti, ma trasformati in nuove risorse. Un mutamento radicale, per passare dallo sfruttamento sconsiderato al rispetto benevolo della casa comune, secondo i concetti chiave dell’enciclica del 2015 Laudato sii di Papa Francesco: un appello a riconoscere il pianeta come un bene condiviso e vulnerabile, le cui risorse devono essere gestite per il bene di tutti, comprese le generazioni future, stimolando un cambiamento profondo nei comportamenti individuali, negli stili di vita e nelle politiche globali, per passare dallo sfruttamento sconsiderato a un riguardo premuroso per il creato e ripensare l’attuale modello economico-sociale.
Con particolare riguardo alla Sicilia, di seguito vengono elencate alcune applicazioni pratiche di economia circolare.
1. Trasformazione degli scarti agricoli di polietilene in granuli rigenerati.
Già dagli anni 70 – 90’ in provincia di Ragusa si è posto il problema dell’abbandono nel territorio e dell’eliminazione mediante il fuoco, di tonnellate di film di polietilene utilizzati per la copertura delle serre. Un caso emblematico è ancora visibile lungo l’area costiera tra Marina di Acate e Gela, 7 km di litorale dunale, tristemente nota per lo stato di degrado causato dall’abbandono incontrollato di rifiuti agricoli e speciali, fra cui principalmente il film di polietilene.
Dopo vari tentativi volti alla soluzione del fenomeno, sono stati realizzati in provincia di Ragusa degli stabilimenti specializzati nel recupero e nel riciclo del polietilene a bassa densità (LDPE) mediante trasformazione in granuli rigenerati altamente performanti da immettere nuovamente nel mercato per la creazione di nuovi prodotti plastici, previa lavaggio dei teli e successiva estrusione. Le acque di lavaggio generano fanghi che mantengono la qualifica di rifiuto fino al trattamento di recupero (R5) da cui si originano aggregati riciclati, ottenendo la qualifica di End of Waste (cessazione della qualifica di rifiuto) diventando quindi materie prime secondarie utilizzabili come ammendanti, previa analisi chimiche.
2. Valorizzazione degli scarti: potature, bucce, polpa.
Un progetto attuale è il Riciclo Verde, un sistema integrato del Libero Consorzio Comunale di Ragusa per la gestione degli scarti agricoli e vegetali mediante un impianto situato in contrada Perciata (Vittoria), per smaltire in sicurezza i residui delle coltivazioni in serra e prevenire illeciti
ambientali quali l’abbandono e la combustione di detti scarti, trasformandoli in materiale organico gestito in sicurezza. Prevede l’adesione a un accordo di programma territoriale che coinvolge Prefettura, forze dell’ordine e amministrazioni locali. Un progetto recente, che sicuramente ha ancora margini di perfezionamento, specialmente sul corretto conferimento e gestione, infatti se non opportunamente selezionato il materiale vegetale risulta mescolato a lacci di nylon, gancetti in plastica, elementi che impediscono il compostaggio. Tuttavia ancora molte aziende agricole non aderiscono, per la difficoltà di differenziare la frazione vegetale dalla plastica. Al riguardo sarebbe utile promuovere mirate campagne di sensibilizzazione e incentivi economici per l’uso di lacci e gancetti 100% biodegradabili e compostabili.
Nel settore dell’agrumicoltura, gli scarti della lavorazione agrumicola (bucce e polpa) vengono trasformati in tessuti sostenibili e in biofertilizzanti per l’agricoltura, come ad esempio, la startup Orange Fiber di Catania, dal 2014 trasforma il “pastazzo”(le bucce e la polpa di scarto della spremitura industriale delle arance) in una fibra tessile sostenibile.
3. Riutilizzo delle acque reflue depurate per scopi agricoli.
Negli anni ’90 la Provincia Regionale di Ragusa ha incaricato il CSEI (Centro Studi di Economia applicata all’Ingegneria) di Catania uno studio sull’utilizzazione agricola delle acque reflue urbane, con il coordinamento del prof. Salvatore Barbagallo e la collaborazione del Prof. Giuseppe Cirelli ed altri dell’Università di Catania. La gestione sostenibile delle acque reflue è stato, per il CSEI un argomento prioritario, avendo da anni sperimentato in vari siti dell’Isola diversi sistemi di fitodepurazione, la selezione delle specie vegetali, i criteri per la progettazione, la gestione ed il monitoraggio, nonché i modelli per la simulazione del funzionamento dei sistemi di fitodepurazione.
4. Gestione degli effluenti di allevamento (letame e liquami) e degli scarti vegetali
Negli ultimi anni di servizio presso il Libero Consorzio Comunale di Ragusa, nella qualità di Ecologo dell’Ente, nell’ambito dell’iter per l’Autorizzazione Unica Ambientale, ho portato a termine, fra l’altro, taluni procedimenti per l’approvazione dell’utilizzo di digestori per la produzione dagli effluenti di allevamento (letame e liquami) e dagli scarti colturali tramite digestione anaerobica di biogas (ricco di metano) successivamente raffinato in Biometano, generando digestato utilizzabile come fertilizzante, fra cui:
- A. un piccolo digestore anaerobico con produzione di biogas per la generazione di energia elettrica ad uso aziendale e digestato, utilizzando come biomassa letame bovino e siero di scarto, presso l’azienda zootecnica con annesso caseificio di Occhipinti Giuseppe in c.da San. Giacomo (Ragusa);
- B. un impianto che produce energia elettrica per uso aziendale mediante cogenerazione di biogas ottenuto dal processo di digestione anaerobica da colture dedicate ed effluenti di allevamento, presso l’azienda zootecnica Licitra Emanuele di C.da Mangiauomini in territorio di Ragusa;
- C. un medio impianto di digestione anaerobica in c.da Coffa – territorio di Chiaramonte Gulfi, gestito dalla Società OLIO Soc. Agr. S.r.l., per la produzione di biometano utilizzando come matrici: pastazzo di agrumi, insilato di sorgo, insilato di mais, sansa di olive, paglia di frumento, liquame bovino, siero da caseificio, letame bovino. Il biogas prodotto è pari a 9.550.800 Nm3/anno, di questo 7.492.800 Nm3/anno (78,45 %), viene avviato alla sezione di up-grading, per la produzione di biometano e 2.058.000 Nm3/anno (21,55 %), viene avviato alla sezione di cogenerazione per il suo utilizzo come combustibile.
- D. un impianto di digestione anaerobica della Società Biometano Ibleo Soc. Agr. a.r.l., in c.da Zimmardo Bellamagna (Modica) per la produzione e distribuzione di biometano ottenuto a partire da biogas prodotto dalla digestione anaerobica da matrici di origine vegetale e matrici di origine zootecnica, nonché l’installazione di un cogeneratore a gas naturale della potenza elettrica di 637 kW e 1,572 MW di potenza termica nominale; il procedimento di questo progetto si è fermato all’adozione dell’Autorizzazione Unica Ambientale, in quanto lo Sportello Unico per le Attività Produttive di competenza, a seguito di ricorso al TAR, non ha rilasciato il provvedimento;
- E. per ultimo è in itinere, presso il Libero Consorzio Comunale di Ragusa, una proposta per l’autorizzazione alla produzione di biometano, della Società Biomethan Vittoria Soc. Agr. a.r.l.
In copertina: Economia circolare e sviluppo sostenibile
Riferimenti bibliografici e sitografici
Lettera Enciclica Laudato sii Del Santo Padre Francesco Sulla Cura Della Casa Comune, Libreria Editrice Vaticana, Roma 2015;
Archivio Libero Consorzio Comunale di Ragusa – Settore Ambiente;
AA.VV., Gestione sostenibile delle acque reflue, CSE Catania, Catania 2018
https://orangefiber.it/it/
https://circulareconomyforfood.eu/orange-fiber/
