SULLE TRACCE DEI TERREMOTI

Valle del Bélice, Selinunte, Castelvetrano

by Carmelo Monaco
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Il sisma del Belice e i paesi terremotati (Poggioreale, Gibellina)

Tra il 14 e il 25 gennaio 1968 la Valle del Bélìce fu scossa da una sequenza sismica di magnitudo tra 4 e 6. La scossa più violenta si verificò il 15 gennaio e, insieme alle due avvenute il 14 gennaio, causò la distruzione totale degli abitati di Gibellina, Montevago e Salaparuta, la distruzione parziale di Poggioreale, Santa Margherita Bélice, Santa Ninfa e Menfi e danni significativi agli abitati di Partanna, Vita e Salemi.

È, in particolare, il vecchio centro urbano di Poggioreale ad essere praticamente rimasto immutato da quel momento, portandone tutti i segni della devastazione. La visita della piazza principale) e il confronto con le foto dell’epoca danno un’idea precisa dell’impatto che ebbe il terremoto sui borghi della Valle del Bélice.

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Nei pressi di Poggioreale si possono visitare le rovine di Gibellina, la cui memoria è immortalata da un’opera land art: il Grande Cretto. L’opera è stata progettata da Alberto Burri tra il 1984 ed il 1989, grazie all’idea del sindaco Ludovico Corrao che vide nell’arte un riscatto sociale della città. Si tratta di una delle opere d’arte contemporanea più estese al mondo (8000 mq) e rappresenta uno dei memoriali più significativi dell’evento sismico del 15 gennaio 1968 in quanto ripercorre l’originale reticolo di vie e vicoli della vecchia città: il monumento infatti sorge nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall’opera di Burri. L’opera vuole congelare la memoria storica dell’abitato, apparendo come una serie di blocchi di cemento, alti circa 1.60 m, separati da camminamenti larghi 2-3 metri.

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Selinunte, effetti dei sismi storici nell’area archeologica

Selinunte fu fondata nel 650 a.C. dai coloni greci di Megara Hyblea lungo la costa del Canale di Sicilia, tra le valli dei fiumi Bélice e Modione. Molto interessante dal punto di vista geologico è la visita dell’Acropoli. Questa è ubicata su un piccolo altopiano a quota 20-30 m s.l.m., che si affaccia a strapiombo sul mare verso sud. L’insediamento, di forma grossomodo trapezoidale, è circondato da imponenti mura e fortificazioni, formate da grandi blocchi squadrati con riempimento di pietrame. L’impianto urbano è suddiviso in quartieri da due strade principali che si incrociano ad angolo retto, intersecate a loro volta da altre vie minori.

Secondo gli storici (v. E. Guidoboni), il sito di Selinunte fu distrutto da almeno due terremoti nell’antichità. Il terremoto più recente sarebbe avvenuto tra il IV e il VI secolo d.C. e avrebbe causato la distruzione di tutti i templi sull’acropoli e dei templi della collina orientale. Le testimonianze di questo evento sono ben evidenti nel tempio C, il quale prima dell’intervento di ricostruzione parziale mostrava tutte le colonne riversate parallelamente verso nord. La caduta dei templi C e D è sicuramente posteriore alla costruzione di un borgo di periodo bizantino, le cui casupole sono state schiacciate dai loro tamburi e colonne.

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La tipologia dei crolli osservati suggerisce che la sorgente dei terremoti possa essere localizzata a nord del sito archeologico di Selinunte. Ricerche recenti sul terreno, coadiuvate da dati geodetici e sismologici, hanno svelato l’esistenza di una faglia inversa attiva, ubicata tra Castelvetrano e Campobello di Mazara con probabile prosecuzione verso il Canale di Sicilia al largo di Capo Granitola (come dimostrato da dati di sismica offshore). La faglia solleva di circa 60 metri le calcareniti del Pleistocene inferiore-medio, su cui sono edificati i due centri abitati, rispetto alla piana di Selinunte a ESE.

Castelvetrano, la carraia dell’età del Bronzo tagliata dalla faglia

Poco a sud di Castelvetrano, un sito archeologico dell’Età del Bronzo è ubicato sulle calcareniti pleistoceniche. Si tratta di un agglomerato di tombe a grotticella con dromos, scavate nella roccia e servite da una carraia anch’essa scavata nella roccia. Parallelamente all’antica strada, la traccia della faglia è segnata da crepe nell’asfalto di una strada moderna, testimonianza di deformazioni asismiche. I cataloghi storici non riportano forte sismicità lungo questa faglia, ma la sua lunghezza e il rigetto osservato sull’antica carraia suggeriscono che la sua attività in passato possa avere causato i terremoti che distrussero la colonia greca di Selinunte.

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Carmelo Monaco, Giovanni Barreca

Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali – Università di Catania

In copertina: il Cretto di Burri, opera realizzata nei pressi di Gibellina nel 1989 a 21 anni dall’evento sismico

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