Tra necropoli rupestri e nuovi ipogei, le ricerche del Parco Archeologico di Siracusa e dellāUniversitĆ di Catania rileggono il sito archeologico degli Iblei grazie anche al finanziamento del PNRR Pantalica: un paesaggio archeologico unico nel Mediterraneo.
Il sito di Pantalica, incastonato nell’entroterra siracusano, richiede una capacitĆ di lettura che va oltre l’osservazione estetica delle sue pareti a strapiombo. Le pareti rocciose sono punteggiate da migliaia di cavitĆ : un sistema complesso di tombe rupestri, ambienti scavati e tracce di frequentazione umana che si estende per chilometri lungo i canyon dell’Anapo e del Calcinara.
Non si tratta di un fenomeno naturale o di un capriccio della geologia, ma del risultato di una storia millenaria che ha trasformato questa roccia calcarea in una delle più importanti e vaste necropoli della Sicilia. Situata su un altopiano naturalmente difeso, lungo circa un chilometro e mezzo, Pantalica ha rappresentato per secoli un punto strategico irrinunciabile per le popolazioni siciliane. La sua posizione, isolata da gole profonde e accessibile solo attraverso lo stretto istmo della Sella di Filiporto, l’ha resa un bastione naturale perfetto ogni volta che l’isola ha vissuto momenti di crisi o instabilitĆ politica.
La nuova stagione della ricerca: Il Progetto CHANGES
Nonostante oltre un secolo di studi, avviati dal pioniere dell’archeologia siciliana Paolo Orsi alla fine dell’Ottocento, e continuati da Luigi Bernabò Brea negli anni ā60 del secolo scorso, e da Robert Leighton negli anni ā10, Pantalica non ha ancora rivelato tutta la sua complessitĆ . Dal 2022, una nuova stagione di ricerche ha preso vita grazie a una convenzione tra il Parco Archeologico di Siracusa (Rosa Lanteri) e l’UniversitĆ di Catania, Dipartimento di Scienze Umanistiche (Pietro Militello)con il finanziamento del progetto nazionale CHANGES (Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society), finanziato dal PNRR, ed in particolare dello Spoke 6 (History, Conservation adn Restoration of Cultural Heritage) di cui Catania ha la direzione.Ā Ā
Un team multidisciplinare, comprendente archeologi, storici dellāarte, geologi, informatici, ha adottato un approccio che supera la tradizionale frammentazione degli studi precedenti.
L’obiettivo non ĆØ più solo la catalogazione di singole tombe, ma la costruzione di una lettura unitaria del paesaggio archeologico. In questa prospettiva, Pantalica non viene più interpretata come un insieme di monumenti isolati, ma come un sistema dinamico in cui l’ambiente naturale, gli insediamenti abitativi e le attivitĆ produttive sono profondamente connessi tra loro.
Lāincendio del 2023: la tragedia che ĆØ diventata opportunitĆ Un evento drammatico ha paradossalmente accelerato le scoperte scientifiche: l’estate del 2023 ĆØ stata segnata da un devastante incendio che ha bruciato gran parte della vegetazione sul pianoro sommitale. Quell’area, che si estende per circa venti ettari dall’Anaktoron verso la Sella di Filiporto, era rimasta per decenni quasi inesplorata a causa della fitta macchia mediterranea che rendeva impossibile la visibilitĆ del suolo.
Appena il terreno ĆØ tornato visibile, nel novembre dello stesso anno, i ricercatori sotto la guida di Marianna Figuera, hanno avviato una ricognizione intensiva e sistematica. Il pianoro ĆØ stato suddiviso in 177 unitĆ di ricognizione di 40 x 40 metri, percorse palmo a palmo. I risultati hanno sorpreso gli studiosi: sono state individuate 215 evidenzeĀ archeologiche distinte, portando alla luce un’occupazione del pianoro molto più densa di quanto ipotizzato in passato.
Le nuove scoperte: l’architettura rupestre sul pianoro Tra le scoperte più rilevanti della campagna 2023 spicca l’identificazione di ben 155 strutture ipogeiche. Se finora le cavitĆ artificiali erano conosciute principalmente lungo i bordi delle scogliere (i famosi “cameroni”), le nuove indagini hanno dimostrato che anche la sommitĆ del pianoro era costellata di ambienti scavati nella roccia.
Queste strutture pongono una domanda cruciale: si tratta di tombe o di abitazioni?. Molte di queste cavitĆ presentano tipologie inedite: alcune hanno piante polilobate o sub-rettangolari, con nicchie interne e tracce di sentieri e scalini che ne suggeriscono un uso residenziale.
Lāeconomia del grano: dalla preistoria al Medioevo
Un altro dato importante emerso dalle ricognizioni riguarda la cultura materiale. I ricercatori hanno recuperato un numero straordinario di strumenti per la macinazione: oltre 600 manufatti litici, tra cui circa 500 macine per cereali. Questo dato trasforma radicalmente la percezione del sito: Pantalica non era solo una necropoli monumentale, ma un centro di processamento della produzione agricola.
L’Anaktoron: tra l’etĆ del Bronzo e Bisanzio
Al centro di questo complesso sistema sorge l’Anaktoron, il monumento più celebre di Pantalica. Lungo oltre 37 metri e costruito con imponenti blocchi ciclopici, l’edificio ĆØ stato per decenni oggetto di accesi dibattiti cronologici. Paolo Orsi vi vedeva l’influenza dei maestri micenei nel XIII secolo a.C., mentre studiosi successivi avevano ipotizzato una datazione interamente medievale.
Le nuove indagini hanno fatto chiarezza, rivelando una sequenza stratigrafica pluristratificata. L’impianto originario risale effettivamente all’EtĆ del Bronzo (fase di Pantalica, XIII-XII sec. a.C.), come dimostrano i frammenti ceramici e le tracce di un’ntensa attivitĆ metallurgica. Tuttavia, l’edificio fu rioccupato in vari modo in etĆ bizantina (V-VI sec. d.C.), e lāarea successivamente occupata da abitazioni per essere poi fortificata intorno al VII/VIII secolo d.C.
Rileggere il passato nei musei: depositi e faune La ricerca contemporanea non si svolge solo scavando la terra, ma anche “scavando” nei magazzini. Una parte fondamentale del progetto CHANGES riguarda la rilettura dei materiali conservati al Museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa. Reperti provenienti da vecchi scavi vengono oggi riesaminati con metodi scientifici aggiornati, permettendo di integrare i dati storici con le nuove scoperte.
Il riesame ha consentito il recupero di un intero vaso usato per raccogliere le ossa bruciate di uno o due defunti, databile al VIII sec. a.C.
In questo ambito, interessanti i risultati degli studi bioarcheologici. L’analisi dei resti animali ritrovati in contesti come l’Anaktoron o la cosiddetta “Tomba degli Americani” permette di ricostruire la dieta delle popolazioni antiche, le loro tecniche di allevamento e il modo in cui sfruttavano le risorse del territorio. Questi dati “invisibili” restituiscono una dimensione umana e quotidiana che le sole pietre non potrebbero raccontare.
Tecnologie digitali e futuro della tutela
Il successo di queste nuove ricerche risiede anche nell’uso di tecnologie digitali d’avanguardia. Grazie alla fotogrammetria da drone e alla creazione di una complessa piattaforma GIS (Geographic Information System), si ĆØ proceduto alla georeferenziazione delle macine, delle abitazioni rupestri sul pianoro e dei rinvenimenti. Questo sistema permette non solo di analizzare le relazioni spaziali tra le diverse fasi del sito, ma costituisce uno strumento fondamentale per la tutela e la conservazione futura di un’area cosƬ vasta e fragile.Ā
Oltre il mito: Pantalica come laboratorio attivo
Per troppo tempo Pantalica ĆØ stata cristallizzata nell’immagine di un luogo “fuori dal tempo”, una cittĆ dei morti avvolta nel mistero. Le recenti ricerche ci restituiscono invece un’immagine molto più vibrante: quella di un paesaggio costruito e trasformato da comunitĆ reali, che hanno affrontato sfide economiche, politiche e ambientali.
Superare l’immagine suggestiva della necropoli significa riconoscere a Pantalica la suaĀ dignitĆ di laboratorio di ricerca attivo. Ogni campagna di ricognizione, come dimostrato dai recenti ritrovamenti, aggiunge nuovi tasselli a un mosaico che non smette di espandersi.
Pantalica non ĆØ un monumento del passato da contemplare, ma un libro di pietra ancora in fase di scrittura, dove il paesaggio continua a rivelare le tracce di chi, migliaia di anni fa, ha scelto queste gole per vivere, produrre e sperare.
