Questo è un fotoarticolo in cui vengono utilizzate le immagini di Google Earth e quelle del WEBGIS a supporto delle Linee Guida propedeutiche alla realizzazione del Piano Coste della Regione Siciliana, in cui illustro l’evoluzione del sistema riservandomi di fare solo alla fine alcune considerazioni.
Licata
Google Earth 5/2005, la linea di riva appare stabile e la casa crollata, nel cerchietto, nel marzo 2026 era a più di 300 m dalla linea di riva.
Google Earth 4/2010, viene realizzata una barriera di forma oscena alla foce del fiume Salso, in sinistra idrografica, provocando un insabbiamento nell’area immediatamente protetta e innescando un processo erosivo sottoflutto, tanto che la palazzina crollata l’altro giorno, che era a 300 m dalla linea di riva 5 anni prima, dopo la realizzazione di quest’opera si trova con l’acqua sotto la veranda.
Google Earth 6/2014, in destra idrografica del fiume Salso viene realizzato un pennello che provoca l’erosione del deposito di sedimenti che si era accumulato sottoflutto alla barriera e la accentua in corrispondenza del crollo attuale dove si nota che la veranda “bagnata” 4 anni prima, è sott’acqua.
Google Earth 8/2019, la linea di riva arretra lungo tutta l’area sottoflutto, ma quello che è più interessante è il progressivo restringimento della foce del fiume Salso.
Sempre stesso tratto di costa in uno stralcio delle Linee Guida propedeutiche alla realizzazione del Piano Coste della Regione Siciliana
Evoluzione diacronica della linea di riva: in arancione la linea di riva del 2008, in verde quella del 2012, in azzurro quella del 2019 e in viola quella del 2024, derivata da un’immagine satellitare (le altre tre linee di riva sono state estratte da altrettante ortofoto regionali). Interessante anche l’evoluzione della foce del fiume Salso che risulta essere progressivamente più approfondita e l’evoluzione opposta dovuta alla costruzione del pennello in destra idrografica.
Linee Guida: l’evoluzione diacronica della linea di riva è misurata lungo transetti ortogonali alla costa automaticamente generati ogni 100 m e ancorati a un limite interno che nello studio è stato individuato nel limite rigido (interno) dalla CTR del 2008. In base a questo confronto quantitativo si è elaborato un algoritmo (derivato dal precedente Piano Regionale Contro l’Erosione Costiera – PRCEC – redatto dai tre Atenei Siciliani e già apprezzato dalla Giunta Regionale) che ha permesso di valutare il livello di pericolo del singolo transetto. Oltre ai 4 livelli classici di pericolo (da P1 a P4) se ne è introdotto un quinto laddove l’erosione superava il limite interno. Il colore amaranto dei pallini, delle crocette e dei triangoli testimonia che nel confronto tra le linee di riva del 2008 e 2012, del 2012 e 2019 e del 2019 e 2024, in tutti e tre i confronti l’erosione ha raggiunto livello P5 superando il limite rigido del 2008.
Agrigento – San Leone – Viale delle Dune
Linee Guida. La reazione di causa ed effetto tra opera di difesa rigida ed erosione sottoflutto è assolutamente evidente. Si vede l’arretramento della linea di riva a valle dell’opera di protezione realizzata a monte. In somma urgenza andrebbe tolto il pennello a chiusura dell’opera, in modo da ristabilire il traposto litorale dei sedimenti. Quindi andrebbe ripensato un sistema di protezione con autotrapianti e ripascimenti come esplicato in seguito.
Agrigento Collina del Kaos
Linee Guida. La linea di riva al piede della falesia è genericamente stabile, anzi nel 2024, per quello che vale, sembra pure in avanzamento. La collina è in erosione solo perché le acque di monte non sono ben regimate e il suo evidente arretramento non ha nulla a che fare con il mare. Come prima difesa è stata prevista un sistema di barriere al piede della collina per difenderla dal mare. E’ un intervento concettualmente sbagliato!
Cattolica Eraclea – Spiaggia di Eraclea Minoa
Linee Guida. Vengono realizzate delle opere di difesa piuttosto fantasiose che portano benefici molto puntuali e provocano erosione nella spiaggia sottoflutto. Dalle linee guida sono stati lasciati i puntini che rappresentato i campioni di sedimenti disponibili: probabilmente ragionando meglio sull’intervento, si sarebbe potuto proporre un autotrapianto autoctono di sedimenti spostati dalla spiaggia sommersa a quella emersa, nelle more di avere la possibilità di intervenire con più ampio e definitivo intervento di ripascimento alloctono, con materiale compatibile dal punto di vista della dimensione, del colore e della composizione proveniente dai Depositi di Sedimenti Marini Remoti/Relitti che sono stati trattati in un apposito documento a latere delle Linee Guida.
Cosa ci insegna questa fotostoria?
- Che non è l’abusivismo la causa dell’erosione, almeno in moltissimi casi e comunque non a Licata e più in generale nell’agrigentino
- Che i comuni hanno subito una serie di progettazioni “superiori” assolutamente inappropriate sia nella forma sia nell’utilità
- Che non è mai stato attivato un serio programma di monitoraggio che avrebbe immediatamente evidenziato la tendenza erosiva innescata.
- Che le azioni di contrasto all’erosione con procedura di somma urgenza dopo più di cinque anni deve ottenere i pareri necessari.
Cosa non funziona?
- La pianificazione e la gestione degli interventi in area costiera devono essere di competenza dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia che ne ha funzione istituzionale, competenze e titolo.
- All’interno della Commissione Tecnico Scientifica della VIA (Valutazione Impatto Ambientale) e VAS (Valutazione Ambientale Strategica) dell’ARTA (Agenzia Regionale Tutela Ambientale) sarebbe utile creare una task di specialisti che si occupi, con grande rapidità, della valutazione ambientale dei progetti varati in regime di somma urgenza, attenzionando in particolare i loro potenziali effetti a valle.
- Organizzare una struttura che monitori i progetti realizzati, eventualmente cooperando con le Università che spesso svolgono questo ruolo per fini scientifici o nell’ambito di progetti internazionali.
- Superare il Piano per Assetto Idrogeologico (PAI- coste) che è lo strumento sulla base del quale si programma la difesa dall’erosione in Sicilia e oggi dopo 25 anni risulta uno strumento assolutamente inadeguato e obsoleto.
