Gli insediamenti antichi nel territorio di Niscemi, tra la Preistoria e lāetĆ tardoantica
In questo particolare momento in cui si discute di Niscemi a causa della frana che ne ha segnato notevolmente lāorografia e che cambierĆ le dinamiche della sua occupazione, ĆØ sembrato opportuno riferire delle evidenze archeologiche individuate nel suo territorio, sparse attorno al moderno centro abitato e che attestano, per le epoche antiche, fenomeni di frequentazione totalmente differenti da quelli attuali.
Origine del centro moderno
Il moderno centro abitato ĆØ ubicato sul pianoro di unāaltura, alta 332 metri s.l.m, e ha una complessa struttura geologica, composta da un āpiastroneā superiore di arenarie e sabbie plioceniche poco consolidate e poggianti su un substrato di argille e marna. Esso nacque, nel 1626, sui restiĀ di un borgo fortificato di etĆ araba, al quale era stato dato il nome di Fata Nasciam, ovvero āpasso dellāolmoā, successivamente trasformato in Nasciam. Tuttavia, non rientrando, tra le finalitĆ del presente contributo, la trattazione della storia di Niscemi, lāattenzione sarĆ rivolta ai siti che costellavano il suo territorio, giĆ dalla preistoria.Ā
Topografia del territorio di Niscemi
Il territorio occupa un piccolo lembo di terra allāestremitĆ sud-orientale della provincia di Caltanissetta ed ĆØ confinante, ad Ovest, con il territorio di Gela e, a NE, con quello di Caltagirone; inoltre, si estende su un altopiano di modesta altitudine (da 50 a 150 metri s.l.m.) che domina, a settentrione e ad occidente, la fertile pianura del fiume Maroglio. Fatta eccezione per tale corso dāacqua, il territorio ĆØ attraversato da piccoli e intermittenti torrenti, quali Pisciotto, Benefizio, Arce, Terrana e Monacella. Lāaltura che emerge su tale area, oltre a quella sulla quale ĆØ ubicata Niscemi, e che domina il fiume ĆØ il Monte Castellana (m 350 s.l. m.), da cui sembrerebbe provenire il ripostiglio di bronzi della facies di Cassibile (IX secolo a.C.). Paolo Orsi ebbe modo di individuarvi anche alcune tombe con corredi di vasi del VI-V secolo a.C.; purtroppo, il sito ĆØ stato, ormai, obliterato da una discarica.Ā
Fasi di frequentazione dei siti antichiĀ
Gli insediamenti antichi di cui si tratta sono di tipo rurale; erano dediti alla coltivazione di grano, cereali e uliveti e sono stati individuati nelle Contrade: Muro Rizzo, Apa, Iacolaro, Fontana del Conte, Mortelluzzo, Perniciaro, Pilacane, Bonifizio, Agnone, Torotto, Arcia, Valle Madoni, Pisciotto, Perniciaro, Polo, Ulmo, Ursitto, Valle Madone, Spasimo (fig. 1). Più in particolare, si tratta di siti sparsi nel territorio e sorti in prossimitĆ dei corsi dāacqua sopra citati, che erano serviti da trazzere per essere collegati con altri insediamenti ricadenti nella chora geloa e nella chora camarinese, ma anche per potere smerciare i prodotti dei loro raccolti. Due di essi (Polo e Iacolaro) risultano frequentati giĆ nella preistoria e, come tutti gli altri, hanno restituito ceramiche greche di VI e V secolo a.C., forse perchĆØ erano rientrati, precocemente, nella sfera di espansione di Gela. In tutti i siti, inoltre, in superficie, sono stati raccolti frammenti ceramici risalenti al periodo compreso tra lāetĆ ellenistica e lāetĆ romano-imperiale. Ć probabile che in essi avessero trovato accoglienza anche gli abitanti di Gela, dopo la distruzione della cittĆ ad opera di Phinzia, nel 282 a.C.
Infine, un insediamento di etĆ bizantina esisteva in contrada Cresiazze il cui toponimo forse fu attribuito per la presenza dei resti di una basilica.
Lāinsediamento in Contrada Petrusa
Il sito che ha restituito resti più consistenti e che ĆØ stato oggetto di indagini scientifiche ĆØ quello ricadente in contrada Petrusa, (m 103 s.l.m.), a ovest del moderno centro abitato e al confine nord-orientale dei ācampi geloiā.Ā
Vito Amico (1760) segnalò la presenza nel sito di sepolcri e tegole con bollo ALBA e lucerne. Alla fine dellāOttocento, Salvatore Alma (1885) riferƬ di avervi individuato diversi sepolcri con ceramiche in sigillata italica e due lucerne risalenti al I-II secolo d.C.Ā
- Orsi (1900) vi raccolse ceramiche in sigillata italica, lucerne, tegole con bollo GALB/GALBA e EG⦠(da integrare con EGNATI) (fig. 2) e segnalò anche altri bolli con iscrizione che ad oggi risultano sconosciute in Sicilia; il sacerdote Rosario DiscaĀ (1949) descrisse un lungo muro trovato dai contadini durante i lavori di aratura, insieme ai resti di tubature in piombo, di vasi, di un pavimento con tessere marmoree, forse in opus scutulatum, sul quale era leggibile il nome āALBAā; come Orsi, segnalò la presenza di altri sarcofagi litici con corredi di lucerne, ampolle e coppe in sigillata, e altri vasi (fig. 3). Più recentemente, Gaetano Blanco (1999), lo segnala nella Carta della presenza umana dalla preistoria al medioevo del territorio di Niscemi.
Nella contrada, fino a poco tempo or sono, era visibile una vecchia casa i cui muri, in gran parte diruti, erano stati costruiti con il pietrame di edifici più antichi, tra i quali sono distinguibili frammenti ceramici e di tegole. Purtroppo, recenti lavori di sbancamento hanno cancellato, quasi del tutto, le tracce dei resti delle strutture murarie riportate alla luce durante le indagini archeologiche condotte, intorno agli anni 2000, da chi scrive e da Lavinia Sole.
Lāedificio termaleĀ
Le strutture più significative sono relative ad un portico a due navate, orientato N-S, divise da una fila di pilastri che avrebbero dovuto sostenere lāoriginaria copertura dellāedificio. Dello stesso sono stati esplorati due dei tre ambienti, i cui muri perimetrali si conservano, soltanto, a livello delle fondazioni (fig. 4). Essi sono stati identificati, rispettivamente, con un calidarium, preceduto da un prefurnum e con un tiepidarium. Si tratterebbe, quindi, di una piccola terma rientrante nei predia Galbana, assegnabile al II-III secolo d.C. e transitata, nel V secolo d.C. tra le proprietĆ di Egnatius, come provano le tegole con bollo GAL/GALB ed EGNAT (IUS), raccolte attorno alle strutture (fig. 5). Sul sottofondo della pavimentazione del calidarium, sostenuta dalle suspensurae, al momento dello scavo, era ben distinguibile lāimpronta del piede di un giovane, forse un manovale che aveva partecipato ai lavori per la sua costruzione. Il latifondo dei due proprietari, Galb ed Egnatius, si estendeva fino a Piano Camera, nel territorio a Est dellāattuale Gela, dove insisteva un insediamento rurale con le stesse fasi di frequentazione. Forse, nella Contrada Petrusa ricadeva una statio per il cambio dei cavalli e per la sosta dei viaggiatori, che avrebbero potuto utilizzare lāimpianto termale prima di riprendere il tragitto verso una nuova tappa del percorso viario, descritto nellāItinerarium Antonini in cui, tuttavia, tali praedia non sono citati; infatti, il sito avrebbe potuto essere raggiunto da una diramazione della strada interna che collegava Catania con Agrigento ovvero della strada per maritima loca, sempre riportata nellāItinerarium Antonini (fig. 6).
Nel sito non vi sono tracce di resti successivi al V secolo d.C., anche se sia probabile, che esso, come altri insediamenti del territorio di Gela e Niscemi, dovette rientrare nella Massa Gelas, ricordata nel Registrum Epistolarum di Papa Gregorio Magno (VI secolo d.C.).Ā
Prospettive di ricerca archeologica
Nonostante il portico e le strutture delle terme siano stati distrutti, sarebbe opportuno che venissero riprese le indagini scientifiche nel sito per comprenderne lāestensione e per riportare alla luce i resti del complesso rurale con la relativa necropoli, uno dei pochi in Sicilia in cui erano presenti le terme.
