LA RIVINCITA DELLA NATURA

by Daniela Freggi
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La tartaruga di Lampedusa che sta superando la menomazione

Da oltre 30 anni l’Associazione Caretta caretta guida un ospedale speciale per curare le tartarughe recuperate ferite da chi naviga: sono considerate a rischio di estinzione e per questo protette da ferree leggi.

Questi anni ci hanno abituato a vederne di tutti i colori, perché il mare è ormai pieno di pericoli e veleni che noi umani abbiamo riversato, incuranti delle conseguenze dei nostri comportamenti scellerati. Ma il cucciolo che abbiamo accolto nel novembre 2020, salvato da alcuni diportisti a Marina di Ragusa, ha lasciato tutti a bocca aperta!

Meno di 3 kg, carapace di un meraviglioso color cuoio striato di rame, due occhietti vispi… ma senza le 2 pinne anteriori! Battezzata dai suoi soccorritori Stella, subito ha suscitato l’interesse di tutti, persino del National Geographic! Le pinne frontali sono gli organi propulsori delle tartarughe, come poteva essere nata, sopravvissuta con una menomazione simile? Molti hanno pensato che la piccola fosse nata così: non c’era nessun segno di cicatrici sulle piccole protuberanze sporgenti al posto delle pinne.

Ma le prime visite hanno subito evidenziato la presenza di un piccolo amo nell’esofago, e le radiografie hanno evidenziato i resti dei piccoli omeri. Non possiamo chiedere alla piccola come sia andata, le tartarughe non hanno corde vocali… ma probabilmente all’amo era connessa una lunga lenza che deve essersi attorcigliata alle pinnette, e nel tempo la trazione sui piccoli omerini li ha lesionati fino a staccare completamente le pinnette dal corpo, che poi ha cicatrizzato i moncherini.

Per l’operazione di TartaStella è venuto dall’Università di Bari il Prof. Antonio Di Bello del Dipartimento di Medicina Veterinaria, è un esperto mondiale nella chirurgia delle tartarughe marine, animali per cui necessita una conoscenza specifica, e finalmente al risveglio la piccola ha potuto mangiare pezzettini di triglie, dopo un probabile digiuno che durava da chissà quanto.

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                                                                                           Un enorme amo

In questi due anni TartaStella è cresciuta di 6 kg! Ha imparato ad immergersi, è ospite di uno dei 4 grandi vasconi di 15m x 3, segue un programma di arricchimento ambientale per comprendere se un domani potremmo immaginare di restituirle la libertà… incredibilmente abbiamo scoperto che è un giovane maschietto!

 

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Alla fine dell’estate scorsa da Filicudi è arrivata la richiesta di aiuto: il nuovo Centro di Primo Soccorso aveva ricevuto una tartaruga con la stessa menomazione! Siamo stati felici di collaborare, nonostante le difficoltà logistiche, ma niente è impossibile quando ci si mette il cuore, e così Freesbe è arrivata presso il nostro Centro. Ci ha messo un po’ a riprendersi, ad ambientarsi alla grande vasca, fra un po’ anche lei comincerà le attività del programma di arricchimento ambientale e noi tutti insieme alla squadra di Filicudi incrociamo le dita! Freesbe è più grande, forse una giovane femmina, molto timida, adora le triglie e non troppo i calamari che mangia solo se non c’è niente altro.

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                                                                                                     Freesbe

Certamente il futuro di queste due specialissime tartarughe rimane incerto, poiché la mancanza delle pinne non consente loro un nuoto rapido. Ma abbiamo imparato a non disperare, spesso questi animali ci hanno abituato a straordinarie sorprese: cerchiamo di implementare la loro abilità di nuotare in profondità, condizione necessaria per potersi alimentare in natura ed aspettiamo che la medicina (o la Natura!) trovino soluzioni che consentano il ritorno in mare. TartaStella è stato il primo caso di tartaruga Caretta caretta recuperata senza ambedue le pinne anteriori nelle acque italiane, ma oltre a Freesbe, in Turchia l’acquario di Istambul ospita da alcuni anni una bella femmina di oltre 70 kg, recuperata in Israele senza le pinne anteriori: il suo trasferimento da Israele alla Turchia è stato un capolavoro di diplomazia e collaborazione scientifica imbastito dal responsabile Dr. Yaniv Levy! La sfida per evitare che le nostre 2 eroine rimangano in un acquario per svolgere il ruolo di ambasciatrici della loro specie è sicuramente impegnativa, ma TartaStella e Freesbe non lo sanno e continuano a mangiare tranquille nelle loro vasche, sotto le amorevoli cure dei volontari che si emozionano davanti a quelle creature che non si arrendono. Hanno già un nutrito gruppo di fan, dalla Sicilia al resto del mondo, dove in tanti sul web tifano per loro. E noi, come loro, non ci arrenderemo ed andremo avanti a far di tutto per curare le tartarughe che il mare ci affiderà, grazie all’impegno di qualche pescatore sensibile! Perché in mare bisogna avere occhi sempre attenti, per poter salvare una vita!

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                                                                                            Centro Vasche                               
Tutte le foto sono  di Lampedusa Turtle Rescue.
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Laboratorio
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Sala Operatoria

                             Centro Recupero Tartarughe Marine di Lampedusa

Il Centro Recupero Tartarughe Marine di Lampedusa è operativo da oltre 30 anni per la protezione, lo studio e la cura delle tartarughe marine, considerate a rischio di estinzione. Nonostante la totale mancanza di supporto economico da parte di qualsiasi istituzione, grazie all’incredibile sostegno di centinaia di volontari che ogni anno raggiungono il Centro per condividere azioni ed impegno a difesa delle tartarughe, e grazie al prezioso supporto scientifico di specialisti di tante realtà accademiche, il Centro riesce a curare ogni anno circa 100 tartarughe, sensibilizzare i pescatori locali al rispetto di questa specie e del mare, e divulgare la salvaguardia del mare e delle sue creature ad oltre 35mila visitatori ogni estate, oltre a sviluppare progetti di ricerca e formazione a livello internazionale. Il Centro è ormai considerato a livello mediterraneo un punto di riferimento per la cura e la chirurgia delle tartarughe marine ed ha appena concluso un corso di formazione per biologi e veterinari del Nord Africa, dove sono state condivise procedure e tecniche mediche all’avanguardia.

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