BIODIVERSITA’ E SVILUPPO SOSTENIBILE: IL RUOLO STRATEGICO DELLE AREE PROTETTE

Dalla tutela degli habitat alla valorizzazione del territorio

by Maria Carolina Di Maio
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Per Biodiversità si intende la variabilità fra tutti gli organismi viventi, inclusi quelli del sottosuolo, dell’aria, gli ecosistemi acquatici e terrestri, marini ed i complessi ecologici dei quali fanno parte. In questa definizione è incluso il concetto di diversità all’interno di specie, tra specie ed ecosistemi.

Figura 1 - variabilità di specie in habitat

Svariate sono le minacce alla biodiversità, quale perdita, frammentazione e degradazione di habitat, cambiamenti climatici soli o associati alle minacce precedenti.
Ogni anno nel nostro paese circa 100.000 ettari di territori agricoli, naturali o seminaturali vengono trasformati in parcheggi, strade, insediamenti industriali, urbanistici e altre forme di antropizzazione. In Europa dal 1970 ad oggi si è perso il 2% del territorio agricolo, in Italia il 20%.
Questa problematica, la cui gravità è legata all’irreversibilità, ha effetto non soltanto sui territori che subiscono la trasformazione, ma sulla naturalità dell’intero territorio nazionale a causa della frammentazione che subiscono gli habitat.
Con l’aumentare della sensibilità verso la Conservazione della Biodiversità, si è compreso che il territorio è un sistema complesso in cui le opere e le trasformazioni dell’ambiente, anche se progettate ed eseguite per le esigenze della collettività, interferiscono con le regole della natura.
Trascurare o sottovalutare questa complessità è un errore, eppure è quello che si è fatto finora nel governo del territorio, non considerando che le trasformazioni ammissibili devono essere compatibili con gli habitat naturali presenti .

Figura 2 - Riserva Naturale Orientata del Pino d'Aleppo

La sfida, per la nostra generazione e per quelle future, è di fornire risposte alternative per lo sviluppo, occupazione e benessere collettivo, attraverso il risanamento ed azioni finalizzate al raggiungimento di obiettivi precisi, che assumano come spazio di azione tutto il territorio, inteso come un unico ambiente di pregio. La soluzione a detta sfida è rappresentata dallo Sviluppo sostenibile.

 

Lo Sviluppo Sostenibile
Il concetto di Sviluppo Sostenibile è stato introdotto nella Conferenza Mondiale sull’Ambiente delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Per esso si intende lo sviluppo che soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri.

Lo Sviluppo Sostenibile si articola in tre/quattro componenti distinte, ma strettamente correlate:

– la sostenibilità ecologica;
– la sostenibilità economica;
– la sostenibilità sociale, all’interno di questa si può far rientrare la sostenibilità istituzionale.
Dall’intersezione delle suddette componenti si ottiene lo Sviluppo sostenibile.

Figura 3 - Le componenti della sostenibilità

I principi fondamentali su cui si basa lo sviluppo sostenibile sono:
Rendimento sostenibile: le risorse rinnovabili devono essere consumate ad una velocità tale da permettere alla Natura di ripristinarle.
Capacità di assorbimento: la produzione di beni non deve diffondere scarti, rifiuti e inquinanti che non possano essere assorbiti dal sistema in tempi ragionevolmente brevi e non devono esserci effetti di accumulo.

 

Le Aree Protette
Le Aree Protette rappresentano uno degli strumenti fondamentali e irrinunciabili per le strategie di conservazione della Biodiversità e dei processi ecologici del Pianeta.

Sono Aree Protette quelle individuate ai sensi della normativa nazionale/regionale e le aree della Rete Natura 2000.  Quest’ultimo è un sistema coordinato e coerente (rete) di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nell’Unione Europea ed in particolare alla tutela di una serie di habitat animali e vegetali indicati negli allegati I e II della Direttiva n.92/43/CEE conosciuta come Direttiva Habitat e delle specie di cui all’allegato I della Direttiva n.  79/409/CEE conosciuta come Direttiva Uccelli .

La Rete Natura 2000 è costituita dalle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS). 

La conservazione della biodiversità europea viene realizzata tenendo conto delle esigenze economiche, sociali, culturali nonché delle particolarità regionali e locali.

Obiettivo è non solo la conservazione di habitat naturali ma anche di quelli seminaturali, dove cioè la presenza dell’Uomo e della sue attività tradizionali ha consentito il mantenimento di un equilibrio Uomo-Natura

Le Aree Protette sono, quindi, strumenti privilegiati di perseguimento dello Sviluppo sostenibile; in esse gli interventi antropici, opportunamente orientati, possono divenire azioni di modellazione del paesaggio o capaci di ricostruire valori naturalistici.  

 

Figura 4 - Esempio di complessità di un territorio - Fiume Irminio zona Castelluccio

Punto di debolezza delle Aree Protette è che sono slegate tra di loro: nel tempo, come avviene nelle piccole isole non collegate alla terra ferma, si verifica diminuzione di biodiversità. Inoltre, spesso, gli iter istitutivi sono molto lenti e la Collettività non percepisce le opportunità e le potenzialità di sviluppo economico e sociale legate alla loro istituzione.
Sono aree protette i Siti di interesse comunitario: SIC, ZSC, ZPS; i Parchi Nazionali e Regionali, le Riserve Naturali, le Aree Marine Protette, le oasi di protezione, le aree umide.

 

Aree protette della provincia di Ragusa
Nella provincia di Ragusa ricadono totalmente o parzialmente i seguenti siti di interesse Comunitario:
– Cava d’Ispica (Modica, Ispica, Rosolini)
– Cava Palombieri (Modica)
– Cava Randello Passo Marinaro (Ragusa)
– Fondali Foce fiume Irminio
– Foce del fiume Irminio (Ragusa,Scicli)
– Spiaggia di Maganuco (Modica)
– Punta Braccetto – C.da Cammarana (Ragusa, Vittoria)
– Alto corso del fiume Irminio (Ragusa)
– Vallata del fiume Ippari (Ragusa, Vittoria, Comiso)
– Contrada Regilione (Modica)
– Isola dei Porri (Ispica)
– Pantani della Sicilia Sud Orientale (Noto, Ispica, Pachino)
– Valle del Fiume Tellesimo (Modica, Rosolini, Noto)
– Fiume Tellaro
– Biviere e Macconi di Gela (Gela, Acate)
Le Riserve Naturali istituite ed affidate ad un Ente Gestore (ex Provincia Regionale di Ragusa)
sono:
– R.N.O. Pino d’Aleppo, ricadente nei Comuni di Comiso, Ragusa, Vittoria
– R.N.S.B. Macchia foresta del fiume Irminio, ricadente nei Comuni di Ragusa e Scicli.
Il Piano regionale dei Parchi e delle Riserve risalente al 1991 ha individuato, per la provincia di Ragusa, altre 3 Riserve Naturali , ma non ha individuato l’Ente Gestore, pertanto nessun intervento gestionale è stato attivato:

1. R.N.I. “Isola dei Porri” (Ispica)
2. R.N.I. ”Cava Randello” (Ragusa)
3. R.N.O. “Pantani della Sicilia Sud Orientale “ (Ispica, Pachino, Noto)
Con il D.L. 1 ottobre 2007, n.159,convertito con modificazioni in legge 29 novembre 2007, n. 222, articolo n. 26 4-septies, è stato individuata l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei.
L’iter istitutivo non si è ancora concluso.
Infine, Il LCC di Ragusa ha promosso la Proposta inserimento in Lista Aree Marine di Reperimento dei “Fondali della foce del fiume Irminio”. Detta proposta, che ad oggi non avuto seguito, è relativa ai fondali marini ricadenti lungo la costa della Provincia di Ragusa, prospicienti la Riserva Naturale Speciale Biologica “Macchia foresta del fiume Irminio”.

Bibliografia/Sitografia

1. Direttiva n.92/43/CEE “Habitat”
2. Direttiva n. 79/409/CEE “Uccelli”
3. Strategia Nazionale Sviluppo sostenibile – MASE
4. Aree Naturali protette e Rete Natura 2000 – MASE
5. Summit della Terra,. Rio de Janeiro 3-14 giugno 1992 Convenzione sulla Diversità Biologica.

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