ALLA SEDE DEL PARCO DELL’ETNA SI DISCUTE DEL FUTURO DELL’AREA PROTETTA

Da Nicolosi (CT), la proposta di legge per far diventare l'Etna un parco nazionale.

by Antonio De Luca
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Il 2 ottobre 2026, alla sede dell’Ente Parco dell’Etna, si è tenuto un incontro che ha avuto come punto d’unione lo sviluppo dell’area naturale protetta del vulcano. La discussione si è svolta all’interno dell’ex monastero di San Nicolò la Rena di Nicolosi, fondato dai monaci benedettini quasi mille anni fa, che oggi ospita gli uffici del Parco.

Ad introdurre l’incontro è stato Massimiliano Giammusso, attuale presidente dell’Ente Parco, che dopo aver dato voce ai saluti istituzionali e posto i riflettori sulla necessità di migliorare la gestione dell’area, ha ceduto la parola a Dario Montana, direttore dell’Ente Parco, che si è soffermato sulla necessità di applicare correttamente le norme e preservare il territorio con la sua biodiversità e i suoi ecosistemi, nell’interesse delle future generazioni; così come previsto anche nei principi fondamentali della nostra Costituzione.

Il Parco dell’Etna, attualmente finanziato principalmente dalla Regione Sicilia, è stato istituito nel 1987. Occupa una superficie di 59.000 ettari, di cui 19.237 fanno parte dell’area nominata patrimonio UNESCO. È considerato un tema strategico, tra salvaguardia del patrimonio naturale e opportunità di sviluppo turistico ed economico.

Sono stati molti gli interventi, che hanno posto l’attenzione sui problemi dell’attuale gestione e sulle possibili soluzioni del futuro. Argomento principe è stato la candidatura dell’Etna a diventare parco nazionale, idea che circolava già 35 anni fa, con la legge regionale 394 del 1991, ed entrata oggi nuovamente in discussione in seguito a un disegno di legge presentato dal senatore Salvo Pogliese, della commissione Sviluppo Economico Senato. Secondo il senatore, l’iter è già stato avviato e si è in attesa a breve di essere ascoltati dalla Commissione Ambiente del Senato per un confronto. In Parlamento vengono depositati migliaia di disegni di legge e soltanto pochi vengono approvati, ma l’Etna presenta tutti i requisiti per poter superare questa fase. Ad agosto è stato incardinato il testo ed avviata la proposta, ed entro novembre è prevista una risposta da parte del governo.

Fig.1 - La Cisterna da cui attingevano acqua i monaci e la nascente comunità di Nicolosi

Tra gli scopi del disegno di legge c’è quello di aumentare le risorse per la gestione del Parco, che potrebbero arrivare a 3,5 milioni di euro l’anno, vale a dire circa otto volte i fondi attuali al netto degli stipendi.

Vantaggio deriverebbe anche dall’inserimento del Parco all’interno del circuito dei parchi nazionali, con una grande valorizzazione naturalistica e del brand Etna. A dimostrazione di quanto una nomina possa ampliare la risposta turistica, viene evidenziato l’aumento dei flussi turistici conseguenti all’inserimento tra i patrimoni UNESCO del 2013, equivalente al 49% in più nel biennio successivo.

Tra i vari intervenuti, è stato ospite anche Luciano Sommarone, direttore del Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise. Si tratta di un’area protetta con una storia di oltre un secolo alle spalle, iniziata con le prime discussioni sulla necessità di istituire un parco nazionale, datata agli anni ‘10 del Novecento, e conclusasi con il decreto di istituzione sigillato nel 1923 (per analizzare ulteriori esempi, l’ultimo parco a gestione nazionale istituito in Italia, è stato il Parco Nazionale del Matese  del 2025, che ha visto 25 anni di sforzi per vedere la luce).

Il turismo è considerato il motore del Parco, tuttavia la troppa presenza dell’uomo ha imposto la necessità di istituire alcune regole di fruizione, vietando ad esempio su alcuni sentieri la mountain bike o l’ingresso dei cani. D’altro canto, però, l’istituzione dell’area protetta ha fatto sì anche che alcune specie a rischio estinzione, come l’orso marsicano o il camoscio, fossero salvaguardate.

Il senatore Giuseppe Marinello, presidente della Commissione Ambiente Senato, ha fatto un interessante confronto con altre aree naturali italiane, dove la coesione tra enti e popolazione migliora le condizioni e l’offerta turistica delle aree naturali. È il caso del Trentino Alto Adige, dove una serie di comunità agiscono d’unione per la tutela dell’ambiente, anche dal punto di vista operativo, ad esempio creando dei gruppi di vigili del fuoco volontari, che in caso di necessità possano intervenire ancor prima che riescano ad arrivare i corpi di soccorso. Altri esempi virtuosi sono dati dalla gestione delle proprietà fondiarie, che non sono suddivisibili nemmeno per lascito ereditario, eliminando la dispersione tra molteplici proprietari ed il frequente abbandono dei terreni.

Quest’ultimo problema, secondo il dirigente dell’Ispettorato Ripartimentale Foreste Catania, Filippo Buscemi, è una tra le principali cause degli incendi, poiché campi poco manutenuti, sono più soggetti alla crescita di sterpaglie pronte a trasformarsi in una miccia per i focolai. Ed a proposito di questo, appaiono impressionanti i numeri di Marco Mastriani, coordinatore di Federparchi Sicilia, che ci fa sapere che la Sicilia risulta la regione con il più alto numero di focolai in Italia. Al 25 luglio di quest’anno (2026), i dati parlavano già di 24.500 ettari bruciati, con altissimi numeri di roghi registrati: 198 incendi avvenuti in un solo fine settimana.

Fig. 2 - Il portone d'ingresso principale all'ex monastero, che oggi dà accesso al museo e agli uffici del Parco dell'Etna

Molti altri gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata, che hanno ricercato anche dei metodi per dotare il Parco di ulteriori fondi: alcuni hanno ipotizzato l’istituzione di un ticket gestito tramite ZTL ambientale (esenzioni per residenti, lavoratori, commercianti, fornitori e ospiti ricettivi), con sviluppo progressivo di servizi a pagamento per i privati e l’attivazione di bandi regionali; oppure tramite un Contributo di Scopo per i visitatori che pernottano nell’area (1-1,50 € a notte).

Al contempo si evidenzia la necessità di porre maggiore controllo sull’irruzione di mezzi motorizzati all’interno dell’area protetta e sulle condizioni di overtourism cui sono soggette alcune aree, come ad esempio i Monti Sartorius o l’area dei Crateri Silvestri, ponendo un freno anche alle iniziative dei privati, su cui spesso non c’è abbastanza controllo e poca fermezza da parte delle autorità. Emersa anche la necessità di dotare il Parco di un organismo unico, che possa intervenire ad esempio nel caso della comparsa di discariche, evitando la frammentazione gestionale del territorio, che nella ricerca dell’ente, sindaco, comune, singolo individuo, che dovrebbe occuparsi della bonifica, spesso fa sì che i problemi rimangano lì dove sono.

Nell’attesa di sapere se il nostro Parco debba rimanere regionale o possa diventare nazionale, è importante che venga sostenuto e dotato delle risorse necessarie. L’informazione condivisa tra i vari intervenuti, che purtroppo è sotto gli occhi di tutti: il Parco dell’Etna allo stato attuale sta affrontando una grave crisi, forse la peggiore dalla sua istituzione. Mancano i fondi per gestire un’area così vasta e l’organico è così carente che gli è impossibile riuscire a portare avanti tutto ciò che occorrerebbe alla normale conduzione di un’area naturale protetta. C’è tanta voglia di fare, ma mancano spesso gli strumenti. Occorre dotare il Parco di risorse umane specialistiche, come biologi, zoologi, vulcanologi, agronomi e dottori forestali. Cosa di cui al momento l’Ente è carente e che rappresenta uno dei maggiori blocchi allo sviluppo.

Il dibattito ha avuto il merito di evidenziare i problemi dell’Ente Parco e ciò di cui ha bisogno. Risulta necessario anche far conoscere l’attività degli enti che si occupano di salvaguardia delle aree naturali, ancora troppo spesso accostati per ignoranza a semplici autorità vincolanti nello sviluppo del territorio.

Si evidenzia come la protezione rigorosa dell’ambiente sia di per sé un volàno per lo sviluppo, poiché un visitatore che si muove in un territorio tutelato e ben mantenuto lo vive meglio ed è maggiormente portato a ritornare. Il turismo deve, inoltre, essere diffuso su tutto il territorio e non concentrato solo sulle aree turistiche, facendo conoscere l’enorme patrimonio storico e artigianale dei borghi che attorniano l’Etna.

Fig. 3 - Un momento dell'incontro del 2 ottobre2026 svoltosi nella sala conferenzericavata all'interno della cappella in cui i monaci celebravano le messe.

Non posso che chiudere questo lungo resoconto con alcune considerazioni personali: ciò che mi auguro è che al più presto si trovi una soluzione per la grave carenza di fondi dedicati alla tutela del Parco dell’Etna, ma senza che vengano fatti stravolgimenti del territorio che possano deturparne gli aspetti naturalistici e gli equilibri biologici. La grande pubblicità che una maggiore rilevanza dell’Etna potrebbe generare, realizzerà quasi certamente una maggiore presenza di turisti nel nostro territorio, che se da un lato ci lascia immaginare maggior reddito da distribuire nel territorio, dall’altro andrebbe ad influire negativamente in un’area già provata da un crescente overtourism, che già adesso lascia delle evidenti ferite nell’ambiente naturale. Temo inoltre che una maggiore presenza renderebbe necessaria anche l’edificazione di nuove strutture ricettive, che andrebbero ad impattare inevitabilmente con l’ambiente naturale, se immaginate all’interno dell’area Parco.

Non ho mai provato entusiasmo nemmeno per l’accostamento dell’Etna ad un “brand”, cosa che ho sempre ritenuto più adatta ad un paio di jeans che ad un elemento naturale. Ciò che ho apprezzato è, invece, che tutti si siano trovati d’accordo con il definire l’Etna un patrimonio naturalistico, storico e scientifico di eccezionale importanza e ciò prescinde dal riconoscimento regionale o nazionale che gli si vorrà dare. Ci sono delle criticità da risolvere, ma lavorando tutti insieme potremo superare anche questo momento profondamente negativo. Si auspica, però, che l’accesso all’area del Parco rimanga sempre gratuito, per tutti. Poiché ho sempre apprezzato lo sviluppo di servizi aggiuntivi a pagamento, su richiesta e non obbligatori, che possano arricchire l’offerta turistica dell’Etna, ma trovo eticamente inaccettabile che si possa richiedere un pagamento per il solo accesso ad un’area naturale.

Noi appassionati e frequentatori dell’Etna, di cui pur non sentendomi rappresentante, oso interpretare il pensiero, monitoreremo la situazione e saremo pronti ad intervenire nel momento in cui qualcosa non dovesse andare, con particolare attenzione al tema della protezione dell’ambiente naturale e della libera fruizione su tutto il territorio.

In copertina: la facciata principale dell’ex monastero di San Nicolò la Rena di Nicolosi (CT)

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