POSIDONIA: DA PROBLEMA A RISORSA

Una pianta marina fondamentale che può difendere spiagge e biodiversità

by Claudio Lombardo
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La Posidonia oceanica è una pianta acquatica tra le più diffuse nel Mar Mediterraneo.

Contrariamente a quanto si pensi, non ĆØ un’alga. Infatti, come le piante terrestri, possiede vere e proprie radici, un fusto (chiamato rizoma), foglie nastriformi lunghe fino a un metro e mezzo, e si riproduce producendo fiori e frutti, noti come “olive di mare”.Ā Ā Ā Ā 

Foto 1 - Olive di mare

Vive esclusivamente nel Mediterraneo su fondali sabbiosi o rocciosi, dalla superficie fino a circa 40 metri di profonditĆ .

Necessita di acque limpide poichƩ ha bisogno della luce solare per effettuare la fotosintesi clorofilliana.

La sua presenza o regressione indica lo stato di salute e di pulizia del mare in cui si trova. Le sue grandi praterie sommerse, chiamate posidonieti, creano una complessa struttura che svolge funzioni ecologiche insostituibili. Produce enormi quantitĆ  di ossigeno (fino a 15-20 litri al giorno per metro quadrato) e assorbe grandi quantitĆ  di anidride carbonica (COā‚‚).Ā 

La posidonia tutela la biodiversità, poiché ospita circa il 25% di tutte le specie marine del Mediterraneo, offrendo cibo, riparo e aree di riproduzione per pesci, molluschi e cavallucci marini. 

Un’altra caratteristica importantissima della posidonia ĆØ quella di proteggere dall’erosione le nostre coste; infatti i posidonieti smorzano la forza del moto ondoso sott’acqua fino al 30%, realizzando una vera e propria barriera subacquea.Ā 

Spesso sulle spiagge, nel bagnasciuga ĆØ frequente trovare delle palline marroni e feltrose: si chiamano egagropili (o palle di mare). Sono composte dai residui fibrosi delle foglie morte di Posidonia che vengono sfilacciati e compattati dal movimento rotatorio delle onde marine.Ā 

Foto 2 - Egagropili

I peggiori nemici di questa importantissima pianta marina sono: l’ancoraggio selvaggio; infatti le ancore e le catene delle barche da diporto strappano foglie, rizomi e intere piante dal fondale.

Ma anche la pesca a strascico: sebbene sia illegale sotto costa, distrugge le radici che crescono molto lentamente.Ā 

Un’altra cosa che ĆØ necessario sapere sulla posidonia ĆØ che le foglie morte o strappate dalla forza del mare, si ammassano nel bagnasciuga o penetrano dentro i porti, riducendo l’utilizzo dello specchio acqueo (esempi eloquenti sono visibili soprattutto nel porto di Menfi e nel porto di Selinunte).

Ed ora iniziano i problemi: la presenza di questi enormi cumuli di posidonia – denominati banquette – sono maleodoranti e sono odiati dai bagnanti, che spesso chiedono ai sindaci di eliminarli.Ā 

Foto 3 - Banquette di Posidonia

L’eliminazione di questi cumuli di posidonia ĆØ possibile solo per quella contenuta nei porti, allorquando si dimostra che la stessa impedisca la navigazione; ed il trattamento viene equiparato a quello dei rifiuti speciali.

Negli scorsi anni Mareamico ha avuto un’idea innovativa per l’utilizzo della posidonia spiaggiata e con la consulenza dell’esperto forestale e ambientale Filippo Maccari, aveva presentato un progetto che consisteva nello spostamento di queste masse alla base delle vicine dune, giĆ  aggredite dall’erosione. Questa operazione avrebbe svolto un’azione di protezione meccanica della duna, riducendo l’energia del moto ondoso, contribuendo la stabilitĆ  delle spiagge e avrebbe permesso nel tempo, la ricostituzione di nuove dune.

Il luogo scelto per questo progetto pilota era la spiaggia della Babbaluciara/Maddalusa, a San Leone.Ā 

Foto 4 - Spiaggia della Babbaluciara/Maddalusa a San Leone

In questa spiaggia, ogni anno, si accumulano diverse tonnellate di foglie di posidonia morta, mentre alle spalle l’erosione costiera e le mareggiate invernali fanno arretrare le dune.

In particolare il progetto consiste, nel posizionare alla base delle dune aggredite, i materiali organici presenti in spiaggia come rami e tronchi d’albero levigati dal sale e dal moto ondoso, chiamati anche driftwood. Sopra questa prima barriera, si posizionano i cumuli di posidonia spiaggiata, che ĆØ ricolma al 30% di sabbia. Tutto il resto lo farĆ  la natura con il vento, il mare e la pioggia.Ā 

Purtroppo questo innovativo progetto non ha trovato l’approvazione degli organi di controllo regionale (Demanio marittimo) ed i sindaci si sono mostrati insensibili al problema dell’erosione costiera che sta aggredendo le nostre coste.

Quest’anno ĆØ avvenuta una svolta: l’Assessorato Regionale al Territorio ed Ambiente ha emesso una specifica circolare, che esplicitamente invitava le amministrazioni ad utilizzare la tecnica da noi suggerita.Ā 

Foto 5 - Circolare dell'Assessorato del Territorio e dell'Ambiente Regione Siciliana
Foto 6 - In presenza di duna, gli accumuli possono essere collocati al piede del cordone dunale

Qualche giorno dopo l’emissione di questa circolare abbiamo offerto al Comune di Agrigento il nuovo progetto attualizzato al 2026 trovando, almeno a parole, la completa adesione da parte del Sindaco (anche perchĆ© abbiamo spiegato che oltre la notevole valore naturalistico del progetto l’amministrazione avrebbe pure risparmiato denaro, nella pulizia della spiaggia).Ā 

Purtroppo le immancabili lungaggini della burocrazia e le elezioni comunali ad Agrigento, hanno impedito la realizzazione del progetto. Confidiamo che il prossimo anno, con la nuova Amministrazione, che sulla carta dovrebbe essere più sensibile alle problematiche ambientali, si possa realizzare questo progetto e permettere alla posidonia spiaggiata di trasformarla: da problema a risorsa.

Foto 7 - Posidonia spiaggiata lungo la costa agrigentina

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