ETNA, L’ATTIVITA’ ERUTTIVA DELL’ESTATE 2026

Colate laviche e sismicitĆ : l'evoluzione del vulcano e il rapporto con il territorio.

by redazione
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L’Etna presenta una rara combinazione, facilmente accessibile, di paesaggi mozzafiato, grande geodiversitĆ  e ampia varietĆ  di fenomeni vulcanici. Per il suo valore scientifico, le sue bellezze naturali, culturali ed educative, ĆØ considerato un sito vulcanico iconico e dal 21 giugno del 2013 ĆØ stato iscritto nella World Heritage List dell’Unesco, proprio per la sua straordinaria storia geologica. A conferma di ciò, nelle ultime settimane il vulcano ha dato luogo a rilevanti e variegate attivitĆ  eruttive che hanno attirato per molti giorni una moltitudine di studiosi ed appassionati, ansiosi di potere osservare da vicino questo vero spettacolo della natura. Ma adesso l’Etna sembra momentaneamente dare una tregua ai propri abitanti e ai tanti turisti che normalmente, in estate, approdano in Sicilia, soprattutto attraverso l’aeroporto di Catania. E proprio questa importante e strategica infrastruttura sembra essere quella che maggiormente ha patito la vitalitĆ  e irrequietezza del nostro vulcano. Non dimentichiamo, infatti, che l’Etna ĆØ tra i vulcani più attivi del globo e proprio per questo ĆØ una tra le principali attrazioni della più grande isola del Mediterraneo. Ma il risvolto della medaglia c’è sempre. Il vulcano attivo attira, ma al tempo stesso le sue eruzioni creano qualche problema alle infrastrutture, alla viabilitĆ , alle persone. Si ĆØ letto, nello tsunami di informazione e opinioni spesso non richieste e non necessarie, che l’Etna ā€œha stufatoā€ e che sia ā€œmalata di protagonismoā€. Se proprio vogliamo attribuire anche ai fenomeni naturali le manie della piccola umanitĆ , allora dovremmo dire che l’Etna ā€œĆØā€ protagonista. Da centinaia di migliaia di anni genera, plasma e condiziona il territorio circostante. Territorio su cui, da qualche migliaio di anni l’uomo si ĆØ insediato, per via della fertilitĆ  della terra, dell’abbondanza di acqua, del microclima favorevole, dell’esteso approdo dal mare e dell’aspetto paesaggistico sublime. Ma il vulcano non può che continuare a fare il suo mestiere, crescere e plasmare il territorio, senza alcun riguardo per chi ha deciso di viverci sopra. (https://siciliaenatura.it/letna-una-montagna-che-cresce/). A gestire la convivenza dev’essere l’uomo e non il vulcano, il quale non può che continuare a generare nuove rocce, nuovo terreno e a crescere seppellendo ogni volta sĆ© stesso (e quanto di umano ci ĆØ stato arditamente costruito sopra).

Figura 1. Veduta della frattura eruttiva apertasi il 30 luglio 2026 nella Valle del Leone, la cui attivitĆ  effusiva ĆØ proseguita fino al 1 agosto. Sullo sfondo il cratere di sud-est, alla cui base si notano le colate ormai raffreddate dell'attivitĆ  di fine giugno. (Foto S. Giammanco)

Va anche detto che singolarmente, negli ultimi decenni, l’Etna sembra che abbia voluto quasi generosamente risparmiare le basse quote da ben più irremovibili e non facilmente mitigabili colate laviche, concentrando quasi tutta l’attivitĆ  eruttiva sulla parte sommitale. Tutto questo, però, al costo di più frequenti ā€œspolverateā€ di cenere sui poveri etnei che si ritrovano a dover continuamente spazzare e spolverare automobili, strade, terrazze e balconi, per non parlare del disagio causato dall’inalazione di polveri sottili in soggetti che soffrono di allergie e altri problemi congeniti alle vie respiratorie ed agli occhi.

Figura 2. Veduta del teatro eruttivo in Valle del Bove la sera del 9 agosto 2026 da contrada Serracozzo. Sono visibili le bocche effusive di quota 2700 m. Sullo sfondo si osserva l'attivitĆ  esplosiva in corso alla Voragine. (Foto S. Giammanco)

L’attivitĆ  di questa calda estate, ben descritta sul blog INGVVulcani (https://ingvvulcani.com/2026/08/22/etna-la-calda-estate-del-2026/) non si discosta molto dal registro degli ultimi anni. AttivitĆ  esplosiva, non tra le più violente ma comunque spettacolari, al cratere Voragine: quello che nel 2024, superando i 3400 m di quota, aveva spodestato come vetta dell’Etna il Cratere di Sud-Est. Quest’ultimo, nel 2021, aveva a sua volta spodestato il Cratere di Nord-Est, detentore del primato dagli anni ’60. A questa attivitĆ  sommitale si ĆØ aggiunta l’apertura di numerose fessure eruttive in Valle del Leone e in Valle del Bove (Figure 1 e 2); anche questo fenomeno ricalca, almeno parzialmente, quanto giĆ  verificatosi in precedenti occasioni (solo per citare gli eventi più prossimi: nel maggio-giugno 2022 e nell’inverno 2022-2023). Da queste fessure sono emerse colate di lava (Figura 3) che hanno percorso la porzione settentrionale del fondo della Valle del Bove (Figura 4), raggiungendo le medie quote, fino a circa 1300 m di altitudine, superando la rupe denominata Rocca Capra (Figura 5). Quest’ultimo aspetto ha attratto, come nelle precedenti occasioni, numerosi turisti ed escursionisti che, più o meno attrezzati, si sono inoltrati lungo i sentieri del Parco per osservare un fenomeno tanto affascinante quanto magneticamente primordiale.

Figura 3. Escursioni di notte davanti al teatro eruttivo a Rocca Capra 13 agosto 2026 (Foto Salvo Caffo)

Osservare un fenomeno come un’eruzione può essere una legittima aspirazione di turisti ed appassionati, soprattutto per coloro che su questa montagna di fuoco ci vivono e vogliono cogliere l’occasione diĀ  comprendere da vicino come si plasma la nuova terra vulcanica – ma va fatto cum grano salis. Serve buon senso da parte dei locali e dei turisti. ƈ necessario comprendere e rispondere alle complesse e mutate regole della fruizione di un’area vulcanica che ĆØ anche un Parco naturale. Nulla si risolve senza un lavoro preventivo e, soprattutto, senza un quadro di regole chiaro, condiviso e stabilito in anticipo, che metta realmente in accordo gli organi deputati al controllo, alla gestione, alla fruizione sociale. Questo processo di concertazione non può avvenire durante un parossismo vulcanico, ma deve essere avviato e concluso in una fase di calma dell’attivitĆ , quando ĆØ possibile pianificare con luciditĆ  e responsabilitĆ .Ā 

Figura 4. Dettaglio dell'emissione lavica che fuoriesce la sera del 9 agosto dalla bocca effusiva di quota 2360 m. posta sul fianco meridionale di Monte Rittmann (cratere formatosi nel 1986). A monte di questa bocca si osserva la colata attiva proveniente dalla frattura eruttiva di quota 2700m. (Foto S.Giammanco)

NovitĆ  rispetto al copione degli ultimi episodi ĆØ stata la contestuale sismicitĆ  sulla nota faglia della Pernicana. Questa faglia, come del resto l’intero vulcano, rappresenta un laboratorio geologico di inestimabile valore e proprio per questo ĆØ studiata sotto ogni aspetto possibile. La Pernicana ĆØ, in realtĆ , un sistema di faglie più che un’unica faglia e taglia tutto il versante nord-orientale dell’Etna, da Piano Provenzana fino al Mare Ionio e forse anche oltre, nel fondale marino. Si ā€œmuoveā€ in maniera continua di almeno 2,5-3 cm l’anno, anche in assenza di sismicitĆ . I terremoti avvengono nella sua metĆ  più occidentale, sopra quota 1300 metri, nel settore compreso traĀ  Piano Pernicana e Piano Provenzana. Più giù, il movimento, pur essendo anche lƬ continuo, non genera terremoti e, in gergo, si dice che la faglia si muova per ā€œcreep asismicoā€. Il movimento ĆØ talvolta accelerato in occasione di importanti intrusioni magmatiche, come ĆØ successo nel 2002 (Figura 7) e nel 2018. Queste improvvise accelerazioni fanno accumulare enormi pressioni sulla faglia e, inevitabilmente, si registrano anche importanti sciami sismici.

Figura 5. Immagine satellitare Sentinel-2 (composizione 4-False-Color-Urban) dell'11 agosto 2026, che mostra l'evoluzione delle colate laviche dell'Etna lungo il fianco orientale. La mappa evidenzia la propagazione del dicco laterale della Voragine verso la Valle del Bove, con le principali tappe altimetriche e tempoarali del flusso (6-11 agosto). Sono riconoscibili i crateri sommitali, il sistema fissurale eruttivo e la traccia della colata che ha raggiunto la quota minima di circa 1300 m. presso Rocca Capra. Copernicus, European Union -- contiene dati Copernicus Sentinel Modificati (2026).

La risalita di masse magmatiche imponenti può innescare il movimento di strutture tettoniche disposte secondo geometrie ben definite. Si tratta, in genere, di faglie superficiali (profonditĆ  inferiore a 5 km) che segmentano il fianco orientale e parte di quello meridionale, delimitando settori ā€œinstabiliā€ che collassano lentamente ma inesorabilmente verso Est‑Sud‑Est, Sud‑Est e Sud. Il sistema di faglie della Pernicana rappresenta il limite nord‑orientale di questo ampio settore in continua deformazione, separandolo dalla porzione del vulcano più stabile situata a Nord.Ā  Durante le intrusioni magmatiche laterali, i dicchi esercitano una spinta addizionale sul settore instabile, contribuendo a riattivare le faglie che lo delimitano. Nel corso dell’ultimo periodo eruttivo, l’attivitĆ  esplosiva alla Voragine ĆØ stata accompagnata dall’apertura di un esteso e complesso sistema di fessure eruttive laterali, propagatesi dal condotto della Voragine verso Nord‑Est, in direzione della Valle del Leone, per poi propagarsi ulteriormente verso Est‑Nord‑Est e verso Est, fino a raggiungere e seguire la base della parete settentrionale della Valle del Bove. Si tratta di un sistema fissurale articolato, che ha raggiunto la quota minima di circa 1900 metri, alla base della localitĆ  Serracozzo. La disposizione delle fessure ha consentito di seguire quasi in tempo reale la propagazione del dicco magmatico nel fianco del vulcano. Anche in assenza di sismicitĆ  misurabile, ĆØ del tutto plausibile che uno degli effetti di questa intrusione sia stato quello di caricare la faglia della Pernicana, inducendola a muoversi.

Figura 6. Ultimi momenti dell'eruzione di agosto 2026 ripresi al tramonto del 19 agosto: il campo lavico è osservato da Rocca Capra nella bassa Valle del Bove. in primo piano la colate, ormai ferme e in raffreddamento, nel punto più basso raggiunto durante l'eruzione, ad una quota di circa 1340 m. Molto più a monte, tra Rocca Musarra (lo sperone di roccia quasi al centro della foto) e la parete settemtrionale della Valle del Bove (a destra nella foto), si notano appena le colate ancora attive ma in lento avanzamento. Sullo sfondo i crateri sommitali con degassamento a tratti impulsivo. (Foto S. Giammanco)

Ma ĆØ evidente che stiamo raccontando solo una parte della storia vulcanologica recente. L’evoluzione dell’Etna rimane aperta e non completamente definibile, e non sappiamo cosa ci riserverĆ  l’immediato futuro. Molti scenari restano possibili, nonostante l’imponente rete di monitoraggio distribuita sulle pendici del vulcano, che ci consente di interpretare con grande precisione i fenomeni nel loro manifestarsi. Siamo molto efficaci nel leggere i segnali nel loro divenire immediato, ma inevitabilmente più approssimativi quando proviamo a delineare scenari eruttivi di medio e lungo periodo, perchĆ© la dinamica interna del vulcano ĆØ governata da processi che non sempre lasciano tracce osservabili in superficie. Per questo, accanto alla capacitĆ  di leggere i fenomeni nel loro divenire, ĆØ indispensabile mantenere un approccio prudente e flessibile, consapevoli che la definizione degli scenari futuri richiede umiltĆ  scientifica e una gestione coordinata del territorio.

Figura 7. Schema che illustra il meccanismo che lega le intrusioni di magma, in questo caso lungo il rift di nord-est, e la risposta del fianco orientale del vulcano che scorre lungo la faglia della Pernicana (da Bonforte et al., 2007: https://doi.org/10.1111/j.1365-246X.2006.03249.x)
In copertina: – 18 agosto 2026 una colonna di cenere e gas si innalza dall’Etna sotto un cielo terso mentre il pennacchio scuro si espande sopra i centri abitati del versante orientale. (Foto Marco Neri)

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