LāEtna presenta una rara combinazione, facilmente accessibile, di paesaggi mozzafiato, grande geodiversitĆ e ampia varietĆ di fenomeni vulcanici. Per il suo valore scientifico, le sue bellezze naturali, culturali ed educative, ĆØ considerato un sito vulcanico iconico e dal 21 giugno del 2013 ĆØ stato iscritto nella World Heritage List dellāUnesco, proprio per la sua straordinaria storia geologica. A conferma di ciò, nelle ultime settimane il vulcano ha dato luogo a rilevanti e variegate attivitĆ eruttive che hanno attirato per molti giorni una moltitudine di studiosi ed appassionati, ansiosi di potere osservare da vicino questo vero spettacolo della natura. Ma adesso lāEtna sembra momentaneamente dare una tregua ai propri abitanti e ai tanti turisti che normalmente, in estate, approdano in Sicilia, soprattutto attraverso lāaeroporto di Catania. E proprio questa importante e strategica infrastruttura sembra essere quella che maggiormente ha patito la vitalitĆ e irrequietezza del nostro vulcano. Non dimentichiamo, infatti, che lāEtna ĆØ tra i vulcani più attivi del globo e proprio per questo ĆØ una tra le principali attrazioni della più grande isola del Mediterraneo. Ma il risvolto della medaglia cāĆØ sempre. Il vulcano attivo attira, ma al tempo stesso le sue eruzioni creano qualche problema alle infrastrutture, alla viabilitĆ , alle persone. Si ĆØ letto, nello tsunami di informazione e opinioni spesso non richieste e non necessarie, che lāEtna āha stufatoā e che sia āmalata di protagonismoā. Se proprio vogliamo attribuire anche ai fenomeni naturali le manie della piccola umanitĆ , allora dovremmo dire che lāEtna āĆØā protagonista. Da centinaia di migliaia di anni genera, plasma e condiziona il territorio circostante. Territorio su cui, da qualche migliaio di anni lāuomo si ĆØ insediato, per via della fertilitĆ della terra, dellāabbondanza di acqua, del microclima favorevole, dellāesteso approdo dal mare e dellāaspetto paesaggistico sublime. Ma il vulcano non può che continuare a fare il suo mestiere, crescere e plasmare il territorio, senza alcun riguardo per chi ha deciso di viverci sopra. (https://siciliaenatura.it/letna-una-montagna-che-cresce/). A gestire la convivenza devāessere lāuomo e non il vulcano, il quale non può che continuare a generare nuove rocce, nuovo terreno e a crescere seppellendo ogni volta sĆ© stesso (e quanto di umano ci ĆØ stato arditamente costruito sopra).
Va anche detto che singolarmente, negli ultimi decenni, lāEtna sembra che abbia voluto quasi generosamente risparmiare le basse quote da ben più irremovibili e non facilmente mitigabili colate laviche, concentrando quasi tutta lāattivitĆ eruttiva sulla parte sommitale. Tutto questo, però, al costo di più frequenti āspolverateā di cenere sui poveri etnei che si ritrovano a dover continuamente spazzare e spolverare automobili, strade, terrazze e balconi, per non parlare del disagio causato dallāinalazione di polveri sottili in soggetti che soffrono di allergie e altri problemi congeniti alle vie respiratorie ed agli occhi.
LāattivitĆ di questa calda estate, ben descritta sul blog INGVVulcani (https://ingvvulcani.com/2026/08/22/etna-la-calda-estate-del-2026/) non si discosta molto dal registro degli ultimi anni. AttivitĆ esplosiva, non tra le più violente ma comunque spettacolari, al cratere Voragine: quello che nel 2024, superando i 3400 m di quota, aveva spodestato come vetta dellāEtna il Cratere di Sud-Est. Questāultimo, nel 2021, aveva a sua volta spodestato il Cratere di Nord-Est, detentore del primato dagli anni ā60. A questa attivitĆ sommitale si ĆØ aggiunta lāapertura di numerose fessure eruttive in Valle del Leone e in Valle del Bove (Figure 1 e 2); anche questo fenomeno ricalca, almeno parzialmente, quanto giĆ verificatosi in precedenti occasioni (solo per citare gli eventi più prossimi: nel maggio-giugno 2022 e nellāinverno 2022-2023). Da queste fessure sono emerse colate di lava (Figura 3) che hanno percorso la porzione settentrionale del fondo della Valle del Bove (Figura 4), raggiungendo le medie quote, fino a circa 1300 m di altitudine, superando la rupe denominata Rocca Capra (Figura 5). Questāultimo aspetto ha attratto, come nelle precedenti occasioni, numerosi turisti ed escursionisti che, più o meno attrezzati, si sono inoltrati lungo i sentieri del Parco per osservare un fenomeno tanto affascinante quanto magneticamente primordiale.
Osservare un fenomeno come unāeruzione può essere una legittima aspirazione di turisti ed appassionati, soprattutto per coloro che su questa montagna di fuoco ci vivono e vogliono cogliere lāoccasione diĀ comprendere da vicino come si plasma la nuova terra vulcanica – ma va fatto cum grano salis. Serve buon senso da parte dei locali e dei turisti. Ć necessario comprendere e rispondere alle complesse e mutate regole della fruizione di unāarea vulcanica che ĆØ anche un Parco naturale. Nulla si risolve senza un lavoro preventivo e, soprattutto, senza un quadro di regole chiaro, condiviso e stabilito in anticipo, che metta realmente in accordo gli organi deputati al controllo, alla gestione, alla fruizione sociale. Questo processo di concertazione non può avvenire durante un parossismo vulcanico, ma deve essere avviato e concluso in una fase di calma dellāattivitĆ , quando ĆØ possibile pianificare con luciditĆ e responsabilitĆ .Ā
NovitĆ rispetto al copione degli ultimi episodi ĆØ stata la contestuale sismicitĆ sulla nota faglia della Pernicana. Questa faglia, come del resto lāintero vulcano, rappresenta un laboratorio geologico di inestimabile valore e proprio per questo ĆØ studiata sotto ogni aspetto possibile. La Pernicana ĆØ, in realtĆ , un sistema di faglie più che unāunica faglia e taglia tutto il versante nord-orientale dellāEtna, da Piano Provenzana fino al Mare Ionio e forse anche oltre, nel fondale marino. Si āmuoveā in maniera continua di almeno 2,5-3 cm lāanno, anche in assenza di sismicitĆ . I terremoti avvengono nella sua metĆ più occidentale, sopra quota 1300 metri, nel settore compreso traĀ Piano Pernicana e Piano Provenzana. Più giù, il movimento, pur essendo anche lƬ continuo, non genera terremoti e, in gergo, si dice che la faglia si muova per ācreep asismicoā. Il movimento ĆØ talvolta accelerato in occasione di importanti intrusioni magmatiche, come ĆØ successo nel 2002 (Figura 7) e nel 2018. Queste improvvise accelerazioni fanno accumulare enormi pressioni sulla faglia e, inevitabilmente, si registrano anche importanti sciami sismici.
La risalita di masse magmatiche imponenti può innescare il movimento di strutture tettoniche disposte secondo geometrie ben definite. Si tratta, in genere, di faglie superficiali (profonditĆ inferiore a 5 km) che segmentano il fianco orientale e parte di quello meridionale, delimitando settori āinstabiliā che collassano lentamente ma inesorabilmente verso EstāSudāEst, SudāEst e Sud. Il sistema di faglie della Pernicana rappresenta il limite nordāorientale di questo ampio settore in continua deformazione, separandolo dalla porzione del vulcano più stabile situata a Nord.Ā Durante le intrusioni magmatiche laterali, i dicchi esercitano una spinta addizionale sul settore instabile, contribuendo a riattivare le faglie che lo delimitano. Nel corso dellāultimo periodo eruttivo, lāattivitĆ esplosiva alla Voragine ĆØ stata accompagnata dallāapertura di un esteso e complesso sistema di fessure eruttive laterali, propagatesi dal condotto della Voragine verso NordāEst, in direzione della Valle del Leone, per poi propagarsi ulteriormente verso EstāNordāEst e verso Est, fino a raggiungere e seguire la base della parete settentrionale della Valle del Bove. Si tratta di un sistema fissurale articolato, che ha raggiunto la quota minima di circa 1900 metri, alla base della localitĆ Serracozzo. La disposizione delle fessure ha consentito di seguire quasi in tempo reale la propagazione del dicco magmatico nel fianco del vulcano. Anche in assenza di sismicitĆ misurabile, ĆØ del tutto plausibile che uno degli effetti di questa intrusione sia stato quello di caricare la faglia della Pernicana, inducendola a muoversi.
Ma ĆØ evidente che stiamo raccontando solo una parte della storia vulcanologica recente. Lāevoluzione dellāEtna rimane aperta e non completamente definibile, e non sappiamo cosa ci riserverĆ lāimmediato futuro. Molti scenari restano possibili, nonostante lāimponente rete di monitoraggio distribuita sulle pendici del vulcano, che ci consente di interpretare con grande precisione i fenomeni nel loro manifestarsi. Siamo molto efficaci nel leggere i segnali nel loro divenire immediato, ma inevitabilmente più approssimativi quando proviamo a delineare scenari eruttivi di medio e lungo periodo, perchĆ© la dinamica interna del vulcano ĆØ governata da processi che non sempre lasciano tracce osservabili in superficie. Per questo, accanto alla capacitĆ di leggere i fenomeni nel loro divenire, ĆØ indispensabile mantenere un approccio prudente e flessibile, consapevoli che la definizione degli scenari futuri richiede umiltĆ scientifica e una gestione coordinata del territorio.
