VALLE DEL SIMETO

Il fascino di luoghi lontani dal turismo di massa

by Alain Risuglia
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In copertina: il fiume Simeto

La Sicilia è oramai una meta turistica molto gettonata, benché l’afflusso dei visitatori non sia uniformemente distribuito e vada a beneficio di specifiche porzioni del territorio. Si vuole qui porre l’attenzione su una realtà territoriale e paesaggistica che ben si presta a un turismo lento, più contemplativo, di connotazione escursionistica. Sto parlando della valle del fiume Simeto, il secondo fiume in Sicilia per lunghezza dopo l’Imera Meridionale ma il primo dell’isola per estensione del bacino idrografico e per portata.

Immaginando di effettuare un percorso a tappe seguiremo lo scorrere del corso d’acqua dalle sorgenti alla foce, descrivendo le bellezze paesaggistiche e culturali che man mano incontreremo.

Si partirà dai Monti Nebrodi, dalle cui pendici scaturiscono le acque del nostro fiume che deve la sua origine dall’incontro, nei pressi dell’abitato di Maniace, tra i torrenti Cutò, Martello e della Saracena. Maniace è noto per la presenza dell’abbazia di Santa Maria di Maniace, più comunemente nota come Castello di Nelson. Essa venne donata assieme al suo feudo nel 1799 da Ferdinando IV re di Napoli all’ammiraglio inglese Horatio Nelson per ringraziarlo di aver represso la Repubblica partenopea, salvandogli il trono. A nord dell’abbazia, dopo una lunga camminata in salita tra boschi di querce del Parco Regionale dei Nebrodi, si arriva a quota 1553 m s.l.m. in località Serra del Mergo. In questa zona ricca di sorgenti, le cui acque fanno parte del reticolo idrografico del Simeto, una stele commemorativa a forma di obelisco (Fig. 1) fu fatta erigere nel 1905 dal Duca Alexander Nelson-Hood, discendente di Horatio Nelson, in onore del padre morto un anno prima. Il monumento, meta piuttosto conosciuta da chi pratica l’escursionismo, versa purtroppo in cattivo stato di conservazione.

Fig.1 - Stele commemorativa sui Monti Nebrodi
Fig. 1 - Stele commemorativa sui Monti Nebrodi

Il Simeto, nel suo scorrere per buona parte del suo percorso da nord a sud, segna grossomodo la divisione tra l’apparato vulcanico dell’Etna e i rilievi montuosi,  di origine sedimentaria, della Sicilia centro-orientale.  Talvolta ha dovuto modificare il proprio corso ed incidere per millenni i campi lavici che lo hanno raggiunto. A testimonianza di ciò abbiamo oggi le forre (Fig. 2), incisioni a pareti verticali lungo i basalti, all’interno delle quali l’acqua del fiume scorre in maniera impetuosa.   

Fig. 2 - Forre laviche nei pressi del ponte dei Saraceni

Il tratto iniziale delle forre si trova nella zona di Bronte, nei pressi del ponte normanno di Serravalle, ubicato sul fiume Troina appena prima della sua confluenza nel Simeto. Più giù, in territorio di Adrano, le forre sono sormontate dal bellissimo ponte dei Saraceni (Fig. 3), edificato al tempo dei normanni nel secolo XII. L’arcata centrale a sesto acuto è ciò che rimane della struttura originaria, che in seguito a un’alluvione del 1948 si dovette in parte ricostruire. Al tempo della sua creazione il ponte faceva parte di un collegamento viario attivo tra le città di Troina, prima capitale durante il regno di Ruggero I d’Altavilla, e Catania.

Fig. 3 – Ponte dei Saraceni

Pochi chilometri più a sud incontriamo il borgo di Carcaci (Fig. 4), un piccolo insediamento agricolo la cui fondazione risale addirittura  al XII secolo. Oggi è praticamente disabitato, ma è stato per tanto tempo un feudo molto ambito per la fertilità dei suoi campi e per la vicinanza a una regia trazzera. Nel ‘700 divenne un ducato della famiglia Paternò Castello e poi, con l’abolizione della feudalità, un comune autonomo successivamente inglobato in quello di Centuripe. Oggi passeggiare tra le case abbandonate del piccolo borgo è un’esperienza che  catapulta con l’immaginazione in un passato che non c’è più.

Fig. 4 – Uno scorcio del borgo di Carcaci

Da segnalare nelle vicinanze l’imponente acquedotto che scavalca il Simeto, fatto costruire a metà del XVIII secolo da Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, ed utile all’approvvigionamento idrico dell’allora feudo. Un’opera ingegneristica veramente notevole per l’epoca (Fig. 5).

Fig. 5 – Acquedotto Biscari

Il nostro percorso a tappe ci porta adesso alcuni chilometri più a sud nei pressi del Riparo Cassataro, non lontano della sponda destra del fiume. Questo luogo, non segnalato e dentro una prorietà privata, è un riparo roccioso costituito  da arenarie quarzose che custodisce, su una parete, delle pitture rupestri. In gran parte ben visibili e in ocra rossa, tra queste si riconoscono anche figure antropomorfe (Fig. 6).  Furono scoperte nel 1976 e il loro significato è ancora piuttosto misterioso. Gli studi effettuati attribuiscono le raffigurazioni al Neolitico medio. Si tratta dell’unico esempio di pitture rupestri in Sicilia orientale, che suscita una forte emozione in chi ne apprezza il valore storico e culturale.

Fig. 6 – Pitture rupestri di Riparo Cassataro

La parte occidentale della valle del Simeto si presenta ora interessata da particolari conformazioni del terreno: stiamo parlando dei calanchi del Cannizzola (Fig. 7). Trattasi di manifestazioni erosive su suoli argillosi dovute al dilavamento delle acque meteoriche, che formano dei solchi che si approfondiscono, si ramificano e mutano nel tempo. Giunti sul posto sembra di trovarsi lontano dalla Sicilia, in un luogo desertico dove magari ambientare un film western. Effettivamente, in più di un’occasione, i calanchi hanno fatto da sfondo a set cinematografici. Si ricordano, in particolare, alcune scene del film La Bibbia di John Huston girate nel 1964.

Fig. 7 – Un particolare dei calanchi del Cannizzola

Il fiume inizia adesso a piegare verso sud-est e giunti nei pressi della città di Paternò facciamo visita alle Salinelle. Trattasi di vulcanelli che espellono acqua salata mista a gas e fango. La componente gassosa è varia, ma gli studi geochimici effettuati hanno indicato per il metano un’origine organica derivata da sacche di idrocarburi ubicate in profondità, mentre l’anidride carbonica e l’elio provengono direttamente dai serbatoi magmatici profondi dell’Etna. La CO2 risale attraverso fratture nel sottosuolo, interagendo con le falde acquifere profonde di tipo idrotermale. Esistono tre siti interessati dal fenomeno: le Salinelle dei Cappuccini accanto allo stadio comunale di Paternò, le Salinelle di San Biagio nei pressi dello stesso abitato (Fig. 8)  e le Salinelle del Fiume a poche centinaia di metri dalla sponda sinistra del Simeto.

Fig.8 – Salinelle di San Biagio

Proseguendo il corso del fiume incontriamo il sito di Ponte Barca, dove la creazione di una traversa idraulica ha dato origine a un piccolo invaso che nel tempo è stato parzialmente interrato dai sedimenti. Oggi costituisce un’oasi di protezione e rifugio della fauna selvatica, nonché importante sito per la nidificazione e la migrazione degli  uccelli. Qui, se muniti di binocolo o cannocchiale, è possibile praticare il birdwatching dalle sue sponde (Fig. 9).

Fig. 9 – Oasi di Ponte Barca

Adesso il fiume percorre, più largo e lento, la Piana di Catania, formata dai sedimenti dello stesso e dei suoi affluenti, il Dittaino e il Gornalunga, che gli si congiungono pochi chilometri prima che sfoci nel mar Ionio. La foce (Fig. 10) è compresa entro la Riserva naturale Oasi del Simeto, un’area umida caratterizzata da una diversità di ambienti che favorisce una flora eterogenea e una ricca avifauna sia stanziale che migratoria.

Molto altro ci sarebbe da raccontare a contorno di un percorso fluviale lungo 87 km. La Sicilia ha un patrimonio naturalistico e culturale impareggiabile, ma alcuni dei suoi abitanti non ne sono consapevoli, arrivando a deturparne la bellezza sommergendola con i propri rifiuti.

Fig. 10 – Foce del Simeto
Fig. 11 - Mappa con ubicazione dei siti descritti e di seguito elencati

1 OBELISCO DI NELSON

2 MANIACE

3 PONTE DEI SARACENI

4 CARCACI E ACQUEDOTTO BISCARI

5  RIPARO CASSATARO

6  CALANCHI DEL CANNIZZOLA

7  SALINELLE DI PATERNO

8  OASI DI PONTE BARCA                 

9  RISERVA NATURALE OASI DEL SIMETO

                                                       BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

https://www.bronteinsieme.it/1mo/duc_obe.html

https://www.bronteinsieme.it/5am/ingr.html

https://www.academia.edu/22528703/Il_riparo_sotto_roccia_Cassataro_con_pitture_neo

litiche_in_ocra_rossa_Centuripe_EN_Sicilia_1976?auto=download

Arte e siti rupestri nel Val Dèmone (Sicilia Nord-Orientale): il Riparo Cassataro, la Pietraperciata, la Rocca Pizzicata, la Rocca San Marco, l’Altipiano dell’Argimusco ed il Riparo della Sperlinga – A.Orlando et alii 2021

I vulcani di fango dell’Etna: finestra sul profondo e meraviglia naturalistica

https://orbs.regione.sicilia.it/aree-protette/riserve-naturali-siciliane/112-riserva-naturale-oasi-del-simeto.html

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