IL RESPIRO DELL’ETNA

Il radon svela i segreti del magma

by Salvatore Giammanco
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Lo studio di un gas radioattivo naturale permette di anticipare le fasi di risalita del magma e l’attività parossistica del vulcano siciliano.

L’Etna non dorme mai e, mentre il mondo osserva le sue spettacolari fontane di lava, nel profondo il vulcano “respira” gas invisibili che possono aiutarci a comprendere i meccanismi più intimi del magma e delle eruzioni. Tra questi, il radon si sta dimostrando una vera e propria spia capace di avvisarci quando il gigante di fuoco sta per risvegliarsi.

Recenti ricerche https://doi.org/10.1016/j.jvolgeores.2026.108575 condotte dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Osservatorio Etneo (INGV-OE), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali dell’Università di Catania, rivelano come questo gas nobile, che risale dalle profondità della crosta lungo le faglie, sia un indicatore preciso delle dinamiche interne del vulcano. Analizzando i dati raccolti tra il 2015 e il 2025, gli scienziati hanno scoperto una correlazione stretta tra le anomalie del radon e l’inizio delle fasi eruttive dell’Etna.

Cos’è il radon e perché ci aiuta? Il radon è l’unico gas radioattivo esistente in natura con un tempo di dimezzamento molto breve, circa 3,8 giorni. Questa sua “brevità” lo rende un tracciante perfetto: se lo misuriamo in superficie in gran quantità, significa che è risalito molto velocemente dalle profondità.

Nelle aree vulcaniche, il radon viene trasportato verso l’alto da altri gas “vettori”, come l’anidride carbonica, o liberato dalle rocce che si frantumano sotto la pressione del magma che si muove verso la superficie. In pratica, quando il magma spinge per salire, spacca la roccia e libera gas; il radon registra questi micro-movimenti molto prima che la lava arrivi in superficie.

Una sentinella attiva dieci anni. Gli studi si sono basati sulle più lunghe serie temporali di dati di radon mai registrate sull’Etna e tra le più estese al mondo per un vulcano attivo. Utilizzando stazioni di monitoraggio avanzate, denominate ERN8 (posta a 1620 metri di quota lungo una frattura del 1989, Figura 1) https://doi.org/10.1016/j.jvolgeores.2026.108575

e ERN9 (vicino al Rifugio Sapienza) https://doi.org/10.3390/quat9010016 , i ricercatori hanno isolato i segnali vulcanici dal “rumore” ambientale.

I risultati sono stati sorprendenti:

  • Previsione dei tremori: Le anomalie di questo gas precedono l’aumento del tremore vulcanico (il segnale sismico legato al movimento del magma) con una probabilità che arriva al 46% entro tre giorni.
Figura 1: Stazione di monitoraggio di radon ERN8
  • Attività Stromboliana: Il radon è un ottimo precursore per questo tipo di attività esplosiva nei crateri sommitali, mostrandosi sensibilissimo ai cambiamenti di pressione nei condotti principali (Figura 2).

 

Figura 2: Grafico dell'andamento dei dati filtrati di radon dal 1° settembre al 31 dicembre 2015. In alto è mostrata l'attività eruttiva del periodo, dettagliata in legenda. In giallo è indicato il periodo di ricarica magmatica profonda che ha preceduto la sequenza di parossismi del 3-5 Dicembre 2015, evidenziato dalla variazione di radon e dall’analisi petrologica dei prodotti eruttivi.
  • Parossismi: Anche per gli eventi più violenti, come le fontane di lava del 2020-2022, il gas ha mostrato picchi significativi, agendo come un segnale di allerta precoce (Figura 3).
Figura 3. Grafico dell'andamento dei dati filtrati di radon dal 1° gennaio al 15 aprile 2021. In alto è mostrata l'attività eruttiva del periodo, dettagliata in legenda. Le zone rosse indicano i periodi con anomalie di radon, mentre le zone azzurre indicano i periodi con parossismi eruttivi.

L’effetto “pistone” e l’aspirazione di Bernoulli. Per spiegare come si muove il gas, i ricercatori hanno formulato modelli fisici innovativi per l’Etna. Quando il magma inizia la sua risalita, agisce come un “pistone a gas”, spingendo violentemente il radon verso l’alto e causando un picco improvviso nelle stazioni di monitoraggio poste lungo le fratture che attraversano i fianchi del vulcano.

Subito dopo, però, può verificarsi un fenomeno simile all’effetto Bernoulli: il magma che scorre velocemente nei condotti centrali, quando risale a quote superiori a quelle delle stazioni di monitoraggio, “aspira” e quindi drena il gas dalle zone circostanti verso il cratere. Questo causa una rapida diminuzione della pressione generale di gas e di conseguenza anche della concentrazione di radon nelle stazioni di misura sui fianchi del vulcano proprio poco prima dell’eruzione. Questa alternanza di “pieno” e “vuoto” è il segnale inequivocabile che il sistema è altamente instabile e prossimo all’eruzione.

Integrazione con la petrologia. La vera novità di questa ricerca è l’approccio multidisciplinare. I dati geochimici del gas sono stati incrociati con lo studio dei cristalli presenti nella lava eruttata durante i periodi sotto esame. Le “zone” all’interno dei cristalli funzionano come una scatola nera: ci dicono quando nuovo magma “fresco” è entrato nel sistema di alimentazione del vulcano. La coincidenza perfetta tra l’arrivo di nuovo magma profondo e le anomalie di radon conferma che il gas è un messaggero fedele di ciò che accade a chilometri di profondità.

Verso un monitoraggio in tempo reale. L’obiettivo finale è integrare stabilmente il radon nelle reti di sorveglianza dell’INGV-OE. Grazie a sensori compatti e a basso consumo, alimentati da pannelli solari, è possibile trasmettere questi dati via UMTS direttamente alla sala operativa di Catania.

Nonostante le complicazioni, come l’influenza della pioggia o della pressione atmosferica che possono “sporcare” il segnale di radon, l’uso di algoritmi matematici avanzati permette oggi di “pulire” i dati e vedere chiaramente il segnale legato ad una possibile imminente crisi vulcanica. Il radon non è più solo un rischio per la salute nelle abitazioni, ma un alleato prezioso per la mitigazione del rischio vulcanico in una delle aree più densamente popolate d’Italia.

Per approfondire: È possibile consultare i bollettini settimanali aggiornati sul sito dell’INGV – Osservatorio Etneo.

4 comments

Martine Fender 21 Marzo 2026 - 9:35

Grazie Salvo !

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Martine Fender 21 Marzo 2026 - 9:36

Molto interessante.

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Martine Fender 21 Marzo 2026 - 9:36

Molto interessante.

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Francesco Parisi 22 Marzo 2026 - 17:45

Una comunicazione chiara, esauriente e avvincente. La lettura è interessante e la scoperta è intrigante.

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