LA CAVA SANT’ANTONINO (RONNA FRIDDA) DI SCICLI. TRA GEOTURISMO E ARCHEOLOGIA.

by Rosario Zaccaria

Un sito da valorizzare

 

Caratteri geografici-geomorfologici

Cava Sant’Antonino, intesa anche Ronna Fridda, è una incisione valliva, affluente in sponda idraulica destra del Torrente di Modica; ricade interamente nel territorio di Scicli (RG) ad una distanza di 2,8 kilometri a nord dell’abitato, i cui monumenti principali sono stati dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Le Cave sono una peculiarità del tavolato ibleo profondamente inciso da queste linee di impluvio, caratterizzate da un regime di tipo torrentizio, con ruscellamento delle acque soltanto dopo eventi eccezionali di precipitazione ed in ogni caso limitato soltanto al periodo invernale per i più importanti fiumi e torrenti.

La Cava Sant’Antonino sorge a 195 metri s.l.m. e sfocia ad una quota altimetrica di 133 metri s.l.m., è lunga poco più di 1300 metri; costituisce un canyon carsico lungo 600 m nella parte sorgiva e una valle a fondo piatto di circa 700 metri dal lato della foce. Il tracciato del corso d’acqua è sinuoso ossia a meandri incastrati nella roccia.

Diverse sono le tipologie geomorfologiche riscontrabili nell’area comprendente la Cava e precisamente forme e depositi fluvio-carsici distinti in macroforme e microforme ed in particolare tra le prime si rilevano vaschette di corrosione, fori di dissoluzione e scannellature e tra le seconde impluvi (cave), grotte e nicchie o ripari sottoroccia. Tra le forme carsiche ipogee si menzionano tre grotte la cui origine è da ricondurre in parte all’azione corrosiva dell’acqua in parte a fenomeni di crollo o scavi eseguiti dall’uomo. Una cavità artificiale intesa Rutta Ra Munachedda è ubicata sul versante destro all’altezza dell’alveo fluviale mentre le altre due sono ubicate in prossimità della fine del canyon, una sul versante destro e una su quello sinistro con ingressi posti di qualche metro più alti rispetto al letto della Cava.

Lungo il canyon sono presenti delle marmitte, grandi concavità, alcune con la presenza di acqua in modo perenne.

Tra le forme e depositi di versante si rilevano scarpate di degradazione con pareti subverticali, interessati da rotolii di frammenti e massi litoidi il cui processo ha generato la formazione di cumuli di detriti localizzate alla base delle scarpate; sulle pareti si notano nicchie di distacco. Tra le forme strutturali e tettoniche, contribuendo a determinare l’attuale morfologia dell’area, si citano depressioni strutturali (graben) alternati a rilievi strutturali (horst).

Le forme antropiche riscontrabili nella Cava e nelle sue vicinanze sono numerosi. Si menzionano muretti a secco caratterizzanti tutta l’area iblea, masserie, casolari, linea ferrata e caselli, aie, cisterne, piccole cave di estrazione ormai da tempo non più coltivate e già ben integrate nell’ambiente, sepolture, scalinate e grotte artificiali.

Muretto a secco poggiante su uno strato di calcare con pianta di cappero LA CAVA SANT’ANTONINO (RONNA FRIDDA) DI SCICLI. TRA GEOTURISMO E ARCHEOLOGIA.

Muretto a secco poggiante su uno strato di calcare con pianta di cappero

Caratteri geologici

Geologicamente il sito si estende sull’Altipiano calcareo s.s. delimitato a Nord-Ovest dai sistemi di faglie Comiso-Chiaramonte, Monterosso-Pedagaggi e Lentini-Agnone mentre a Sud-Est dal sistema Pozzallo-Ispica-Rosolini. In particolare la zona ricade lungo l’allineamento strutturale principale, a decorso submeridiano, Cava D’Aliga – Scicli – Cozzo Streppenosa – Ragusa – Fiume Irminio. I termini litologici riscontrabili sono l’alternanza calcarenitico-marnosa, le marne, i Trubi, i terrazzi fluviali, i detriti di falda e le alluvioni.

L’età di questi termini va dal Miocene medio dell’alternanza calcarenitico-marnosa (Formazione Ragusa), alle marne gialle (Formazione Tellaro) del Miocene medio-superiore, alle marne a globigerine (Trubi) bianco latteo di età Pliocenica, alle alluvioni terrazzate del pleistocene superiore ai depositi alluvionali attuali di età olocenica.

Non di rado icnofossili sono ben visibili negli strati rocciosi.

La storia e le testimonianze archeologiche

L’area della Cava Sant’Antonino comprende l’importante necropoli tardoantica di Ronna Fridda, toponimo che rievoca la presenza di una sorgente d’acqua all’interno della grotta scavata lungo l’alveo della Cava, la già citata Rutta Ra Munachedda.

Il sito mostra almeno cinque diverse epoche, quella preistorica con tombe a tholos del Bronzo medio, quella greca con segnalazione di frammenti di ceramica corinzia, quella tardoantica, quella altomedievale e quella moderna.

Fondamentalmente si individuano quattro diverse tipologie di emergenze archeologiche: necropoli, impianti di produzione rurale, luoghi di culto, edificio-piccolo casale. Volendo procedere da Nord verso Sud, si riscontrano antichi palmenti incisi nella roccia, un abbeveratoio e una cisterna (un tempo adibite a sepolture), ipogei tra cui quello adibito al luogo di culto, latomie o piccole cave di estrazione, tombe sub-divo, arcosoli, tholos. Per brevità si menziona l’ipogeo più grande ove sono riconoscibili almeno 22 sepolture.

Tomba a tholos LA CAVA SANT’ANTONINO (RONNA FRIDDA) DI SCICLI. TRA GEOTURISMO E ARCHEOLOGIA.

Tomba a tholos

Vari sono i materiali ceramici riscontrabili anche in superficie e soprattutto sul promontorio soprastante la parete rocciosa sede della necropoli, in alcuni tratti subverticale (specchio di faglia), ove è presumibile la presenza del villaggio.

Tomba ad arcosolio LA CAVA SANT’ANTONINO (RONNA FRIDDA) DI SCICLI. TRA GEOTURISMO E ARCHEOLOGIA.

Tomba ad arcosolio

Gli aspetti naturalistici

La Cava Sant’Antonino ospita una flora molto variegata dai licheni ai muschi che ricoprono massi e rocce affioranti, alle felci (capelvenere e ceterach) che vegetano sulle rocce nude e umide, equiseto e lenticchia proprie delle acque ferme dello stagno, carrubo (albero simbolo dell’area iblea), olmo, fico selvatico, rovo, edera, vite, acanto, vilucchione, salsapariglia, ciclamino. Dentro le vaschette o nelle scannellature sono insediate borracina azzurra, fico d’india, ombelico di venere, sedum. Visibili anche oleandro, olivastro, lentisco, alaterno, euforbia arborea, assenzio arbustivo, camedrio arboreo, malva arborea, ruta d’Aleppo, tè siciliano, palma nana, cappero, timo, bocca di leone siciliana, scilla marina, lampascione, nepetella, asfodelo mediterraneo, asfodelo giallo, calendula, sambuco, fanciullaccia, fior-stella, silene colorata, silene bianca maggiore, mandragola, tasso-barbasso sinuoso, acetosella, ferula, bastone di San Giuseppe, viperina bianca, adonide, favagello e carciofo selvatico.

Tra la fauna è possibile riscontrare discoglosso mediterraneo, coniglio selvatico, istrice, gazza, passero d’Italia, corvo, corvo imperiale, colombella, tortora, upupa, gheppio, poiana, gufo comune, barbagianni. Tra i rettili il colubro carbonaio, la lucertola campestre e quella siciliana, ramarro occidentale, gongilo. Tra gli insetti si citano soltanto la libellula, la mantide religiosa, la cicala del frassino e l’ape mellifera.

Aspetti speleologici

La Cava dal punto di vista speleologico riveste una discreta importanza oltre che per la presenza di cavità anche per la sua struttura morfologica che con i versanti subverticali si prestano ad essere utilizzate come pareti scuole per esercitazioni di progressione verticale su corda sia per soggetti principianti sia per speleologi esperti.

Parete rocciosa per esercitazione speleologica LA CAVA SANT’ANTONINO (RONNA FRIDDA) DI SCICLI. TRA GEOTURISMO E ARCHEOLOGIA.

Parete rocciosa per esercitazione speleologica

Conclusioni

La Cava Sant’Antonino, seppur di ridotte dimensioni, rappresenta in modo esauriente e di facile comprensione, gli aspetti geomorfologici, geologici senso stretto, tettonici, idrografici, idrogeologici, prestandosi benissimo ad essere considerata sia come un laboratorio naturale di geologia (geosito), sia come un sito di pregevole valenza archeologica, naturalistica, speleologica pertanto da sfruttare come area ad elevato interesse didattico-turistico (geoturismo).

Pubblicazioni

Bibliografia

CARBONE M. e VACCARO A. (di) “La storia e le testimonianze archeologiche” in Cava Sant’Antonino (Ronnafridda). Un sito da valorizzare, QUADERNI DI ESPLORAMBIENTE N. 2 – Associazione Esplorambiente, Scicli (RG) 2009.

CARCARELLO G., GALESI C, e INÌ M.V. (di) “Ipotesi di fruizione” in Cava Sant’Antonino (Ronnafridda). Un sito da valorizzare, QUADERNI DI ESPLORAMBIENTE N. 2 – Associazione Esplorambiente, Scicli (RG) 2009.

SCATÀ M. (di) “Gli aspetti naturalistici: flora e fauna” in Cava Sant’Antonino (Ronnafridda). Un sito da valorizzare, QUADERNI DI ESPLORAMBIENTE N. 2 – Associazione Esplorambiente, Scicli (RG) 2009.

RUSSINO G. e ZACCARIA R. (di) “Le peculiarità speleologiche. Dalle grotte alle pareti scuola” in Cava Sant’Antonino (Ronnafridda). Un sito da valorizzare, QUADERNI DI ESPLORAMBIENTE N. 2 – Associazione Esplorambiente, Scicli (RG) 2009.

ZACCARIA R. (di) “Gli aspetti geografico-geologici” in Cava Sant’Antonino (Ronnafridda). Un sito da valorizzare, QUADERNI DI ESPLORAMBIENTE N. 2 – Associazione Esplorambiente, Scicli (RG) 2009.

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