…E SE ENTRAMBI RAFFIGURASSERO GELONE?

Bronzi di Riace: il mistero s'infittisce. Una nuova teoria sembra sconvolgere l'ipotesi siciliana

by Giuseppe Mariotta
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Da oltre cinquant’anni i Bronzi di Riace continuano a far discutere archeologi, storici e appassionati. Due sculture straordinarie, ritrovate nel 1972 nelle acque calabresi, che ancora oggi custodiscono un segreto: chi rappresentano? E soprattutto: da dove provengono?

Negli ultimi anni alcuni studiosi, tra cui Rosolino Cirrincione e Anselmo Madeddu, hanno rilanciato un’ipotesi suggestiva: i Bronzi potrebbero essere opere realizzate a Siracusa nel V secolo a.C.

L’idea centrale è che i due guerrieri non siano eroi mitologici, ma ritratti di potenti sovrani siciliani. Uno dei due è stato identificato con Gelone, il tiranno che portò Siracusa al massimo splendore dopo la vittoria contro i Cartaginesi a Imera nel 480 a.C.

Perché senza vesti? A questo proposito, Claudio Eliano, scrittore vissuto nel II-III secolo d.C., nella sua Varia historia ci tramanda un episodio curioso: dopo la vittoria di Imera, Gelone si sarebbe presentato nudo (gymnós) sulla piazza, dicendo che era pronto a cedere il potere nelle mani dei cittadini. Un gesto simbolico, che potrebbe aver ispirato un tipo iconografico ben riconoscibile.

Se questo spiega la nudità di una statua, resta però il problema della seconda: è davvero un altro tiranno, come Ierone? Oppure entrambe le statue rappresentano lo stesso personaggio, magari in due varianti?

Una fonte antica riapre il caso

Un indizio importante arriva da un autore poco noto al grande pubblico: Favorino di Arelate, filosofo e retore del II secolo d.C. In un suo discorso (l’orazione Corinthiaca), Favorino racconta che in un periodo di grave crisi economica i Siracusani decisero di fondere le statue dei tiranni per recuperare bronzo e denaro. Prima, però, istituirono un vero e proprio “processo” per decidere quali statue meritassero di essere distrutte e quali salvate:

«Ai Siracusani […] erano venuti a mancare il bronzo e la moneta. Decretarono dunque di distruggere le statue dei tiranni (la maggior parte, presso di loro, era fatta di bronzo) istituendo un processo, per decidere quale di esse meritava di essere fusa e quale no: scampa alla condanna, perché voi sentiate anche questo, Gelone figlio di Dinomene; tutte le altre furono demolite, con l’eccezione delle statue di Dionisio il Vecchio che portavano gli attributi di Dioniso».

Favorino afferma che, nel grande “processo alle statue” celebrato a Siracusa, si salvarono soltanto due tipologie di immagini bronzee dei tiranni:

  1. Gelone, figlio di Dinomene;
  2. Dionisio il Vecchio, ma solo quando rappresentato con gli attributi del dio Dioniso.

Tutte le altre statue di tiranni – e dovevano essere molte – furono distrutte.

Questa informazione, se presa sul serio, ha conseguenze molto rilevanti per l’interpretazione dei Bronzi di Riace.

Il racconto di Favorino, peraltro, non è isolato. Anche Plutarco, grande biografo greco vissuto tra I e II secolo d.C., parla di un “processo alle statue” avvenuto a Siracusa durante il governo di Timoleonte, lo statista che nel IV secolo a.C. riportò ordine e libertà nella città.

Entrambi gli autori sembrano rifarsi a una fonte più antica: Atanide di Siracusa, storico del IV secolo a.C., contemporaneo degli eventi. Se davvero Favorino e Plutarco attingevano a lui, il racconto acquista un peso notevole.

Quali conseguenze per i Bronzi di Riace?

Se i Bronzi rappresentano tiranni siracusani, e se solo le statue di Gelone e di Dionisio abbigliato da Dioniso furono risparmiate, allora la conclusione più logica è che entrambi i Bronzi raffigurino Gelone. Non due personaggi diversi, ma due interpretazioni dello stesso eroe civico. L’ipotesi non esclude del tutto altre possibilità – ad esempio che una delle statue possa rappresentare Archia, il mitico fondatore di Siracusa – ma la coerenza del quadro storico rende questa pista particolarmente intrigante.

i Bronzi di Riace - https://www.rainews.it/tgr/sicilia/video/2025/11/i-bronzi-di-riace-sarebbero-stati-per-due-millenni-nei-fondali-di-brucoli-ef5b00a9-3f6a-468e-8064-98c077dc83e2.html

Il mio ragionamento è semplice e si può schematicamente articolare in sei punti:

  • Le nostre due statue non possono essere Dionisio “in veste di Dioniso”

Le statue di Dionisio che Favorino dice essere state risparmiate erano riconoscibili perché ornate con gli attributi dionisiaci: elementi iconografici chiari, come la corona d’edera, il tirso, il panneggio tipico, o comunque un’iconografia che richiamasse esplicitamente il dio. Nei Bronzi di Riace non c’è nulla di tutto questo. Sono due figure maschili nude, eroiche, atletiche, prive di qualsiasi attributo dionisiaco. Dunque, non possono rientrare nella categoria delle statue di Dionisio risparmiate.

  • Se non sono Dionisio, allora debbono appartenere all’altra categoria: Gelone

A questo punto la logica è stringente: se Favorino dice che solo Gelone e Dionisio (in veste di Dioniso) furono risparmiati, e se i Bronzi non possono essere Dionisio, allora debbono appartenere alla categoria delle statue di Gelone. Ma qui nasce una ragionevole obiezione: com’è possibile che entrambe le statue rappresentino Gelone? Non dovremmo aspettarci un solo ritratto? Ed è proprio qui che il testo di Favorino diventa decisivo.

  • Il “Gelone” di Favorino non è necessariamente una singola statua, ma un prototipo iconografico

Quando Favorino scrive che fu risparmiato “Gelone”, non sta necessariamente parlando di una sola statua. Il suo modo di esprimersi può indicare un soggetto figurativo, un tipo, un modello iconografico riconoscibile. Lo dimostra il fatto che, subito dopo, Favorino parla delle statue di Dionisio al plurale (“le statue di Dionisio il Vecchio che portavano gli attributi di Dioniso”).

Bronzo A

Se per Dionisio esistevano più statue riconducibili allo stesso soggetto iconografico, nulla impedisce che lo stesso valesse per Gelone. Anzi: è molto probabile.

  • Perché dovrebbero esistere più statue di Gelone nudo?

Gelone era il tiranno più celebrato della storia siracusana, l’eroe della vittoria di Imera. È perfettamente plausibile che:

  • esistessero più statue pubbliche dedicate a lui;
  • alcune fossero realizzate secondo un prototipo comune, quello del “Gelone nudo”, ispirato al celebre episodio narrato da Eliano;
  • queste statue fossero collocate in luoghi diversi della città o commissionate in momenti diversi.

Il “Gelone nudo” sarebbe dunque un tipo iconografico, non un singolo manufatto.

  • Se i Bronzi di Riace sono due statue nude di tiranni siracusani, e se solo Gelone nudo fu risparmiato, allora…

La conclusione diventa quasi inevitabile:

  • abbiamo due statue nude, di altissima qualità, compatibili con un contesto siracusano del V secolo a.C.;
  • nessuna delle due può essere Dionisio “in veste di Dioniso”;
  • Favorino dice che solo Gelone (in quanto soggetto iconografico) fu risparmiato;
  • dunque entrambe le statue debbono appartenere al tipo iconografico di Gelone nudo.

Non due tiranni diversi, non Gelone e Ierone, non Gelone e un altro Dinomenide. Due Geloni. O meglio: due statue riconducibili al prototipo figurativo del “Gelone nudo”.

  • Una conseguenza sorprendente, ma perfettamente coerente

Questa interpretazione:

  • spiega la nudità eroica;
  • spiega la presenza di due statue simili ma non identiche;
  • si accorda con la testimonianza di Favorino/Atanide;
  • si armonizza con la tradizione storica che vede Gelone come figura centrale della memoria civica siracusana;
  • evita l’ipotesi, molto più fragile, di identificare una delle statue con un altro personaggio “politico” privo di giustificazione iconografica.
Bronzo B
Conclusione

A mio avviso, questi due splendidi manufatti restano un enigma, ma ogni nuova lettura delle fonti antiche ci avvicina un po’ di più alla loro storia. L’idea che possano essere due immagini del più celebre tiranno di Siracusa, sopravvissute a un processo pubblico nel IV secolo a.C. e finite poi chissà come nelle acque calabresi, aggiungerebbe un capitolo affascinante alla loro leggenda. 

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2 comments

Emanuele Tuccio 22 Gennaio 2026 - 10:06

Intrigante e profondo. Riflessioni che meritano grande attenzione. Complimenti Giuseppe

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Gaspare 26 Gennaio 2026 - 22:57

Accipicchiolina…Tutto perfettamente coerente e verosimile. Bella intuizione, esimio professore.

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