Quando si parla di erbe spontanee utilizzate per cibarsi, mi ricordo quando mia madre portava a casa mazzi di erbe spontanee, tutte rigorosamente ripulite e cotte per mangiarli le sere successive, oppure quando mio nonno preparava i carciofini sottolio, ripulendo i capolini del cardone, dalle brattee spinose.
La Sicilia vanta una ricchissima biodiversità di erbe spontanee, con oltre 250 specie selvatiche commestibili da usare come semplice verdura, cotta o cruda, le cui ricette per cucinarle, hanno dato vita ad una cucina popolare interessante ricca di nutrienti e sapori tradizionali, accanto a numerose erbe per aromatizzare cibi e piante officinali per curare qualche disturbo.
In epoche passate si usava il termine alimurgia per indicare l’arte di procurarsi cibo in tempi di necessità tramite piante spontanee, mentre il termine fitoalimurgia indica l’uso delle piante per scopi nutritivi e salutistici nonché la pratica di conoscere, raccogliere e utilizzare le piante spontanee commestibili per l’alimentazione.
Con la trasformazione dell’economia consumistica e il proliferare dell’industria alimentare, l’abitudine di andar per campi alla ricerca di erbe spontanee si era notevolmente ridotta.
Tuttavia, oggi, avendo preso coscienza dell’origine della materia prima, della sostenibilità, della biodiversità e dell’esigenza di rendere più salutare il regime alimentare, si assiste ad un’inversione di marcia, tanto che, fra i giovani va di moda il termine anglosassone foragging per avvalorare la necessità di andar alla ricerca di determinate erbe spontanee per scopi alimentari e benefici per la salute, attività che rispecchiano i principi di Slow Food, che promuove un sistema alimentare sostenibile, equo e di qualità, cioè un’alimentazione sana e rispettosa secondo lo slogan “Buono, Pulito e Giusto”.
Per raccogliere erbe spontanee commestibili in sicurezza e rispettare l’ambiente, si deve conoscere perfettamente la pianta (evitando quelle tossiche), raccogliere solo la parte che serve (non più del 30%), tagliare con forbici senza estirpare la radice, non raccogliere piante endemiche e rare o in aree protette, scegliere aree lontane da strade trafficate, evitare campi trattati chimicamente.
Tra le piante spontanee mangerecce ricordiamo:
Asparago pungente (Asparagus acutifolius L.) – spariuciu. In primavera si raccolgono i germogli teneri (turioni) con cui si preparano gustosi piatti (frittate, risotti e sughi). L’asparago ha proprietà diuretiche.
Senape canuta (Hirschfeldia incana (L.) Lagr.-Foss.) – lassini. Verdura tra le più apprezzate, in primavera si utilizzano le cime non ancora fiorite, dal sapore piacevolmente amarognolo che se lessate con l’aggiunta di olio e limone diventano un contorno, oppure saltate in padella si consumano con la pasta.
Bietola comune (Beta vulgaris subsp. maritima (L.) Arcang.) – sarchi, agghiti. In Sicilia rappresenta una specie di rilievo nel panorama delle piante spontanee eduli, dalla quale in inverno si raccolgono le foglie con lo stelo, rossastro alla base. Un piatto tipico è u pastizzu ri sarchi, una scaccia con bietola, pomodoro salato e pangrattato abbrustolito. Si cucina anche lessa e saltata in padella oppure con la ricotta per ripieni di ravioli;
Ruchetta violacea (Diplotax erucoides (L.) DC.) – sinacciolu/a. Sono commestibili le foglie e le cime tenere, da cuocere in abbondante acqua e dopo scolate, saltate in padella.
Cicoria selvatica (Cichorium intybus L.) – cicuoria. In inverno si raccoglie la rosetta fogliare ricca di vitamine, calcio, fosforo e ferro. Viene consumata lessa, condita con olio ed aglio oppure soffritta o gratinata al forno.
Senape nera (Brassica nigra (L.) Koch.) – sinàpu, sanàpu. Si trova spontanea, spesso viene coltivata. Un abuso può provocare irritazioni renali. Il piatto tipico è u sinapu (lesso) con la salsiccia.
Borragine comune – (Borago officinalis L.) – burràini, urràina. La borragine si consuma lessata con olio e limone oppure si preparano: polpette, tagliatelle con ricotta, riso. L’abuso può originare epatotossicità. Asfodelo giallo (Asphodeline lutea (L.) Rchb) – matalufu, bafalucu. Si utilizzano gli esili steli a frittata, previa sbollentatura, oppure in umido o anche lessati e conditi con olio, sale, limone, peperoncino ed origano.
Cardone o carciofo selvatico (Cynara cardunculus L. subsp cardunculus var. sylvestris Lam.) – carduni. Per il loro retrogusto gradevolissimo si possono preparare saltati in padella, ovvero polpette, frittata e insalata. Ottimi i capolini sottolio privati dalle brattee spinose.
Alcune piante spontanee aromatiche sono:
Finocchietto selvatico (Foeniculum vulgare Miller subsp vulgare var. dulce [Miller] Thell.) – finucchièddu. I semi in cucina si utilizzano per aromatizzare prodotti con carne (salciccia) e dolci (frittelle). Si usano per condire le olive e le minestre di legumi. Le foglie e gli steli si utilizzano per aromatizzare le olive in salamoia. I piatti tipici dove si usa il finocchietto sono la pasta con le sarde e la pasta col macco di fave. Ha proprietà diuretiche ed antinfiammatorie.
Origano (Origanum heracleoticum L.) – arìfinu, arìcinu. Le foglie e i fiori essiccati e sbriciolati, servono per aromatizzare parecchie pietanze.
Cappero comune (Capparis spinosa L.) – chiàpparu, ciàppiru. I boccioli si utilizzano per aromatizzare piatti siciliani caratterizzati dalla presenza del gusto del cappero (es. caponata). Importante per le sue proprietà diuretiche ed antiossidanti.
Timo (Thimus capitatus (L.) Hoffmgg. et Link) – sataredda. In cucina si usa per aromatizzare piatti a base di carne. Dopo l’essiccazione mantiene il suo aroma. I fiori sono melliferi consentendo la produzione di un miele di alta qualità. L’olio essenziale derivato migliora il benessere fisico e la salubrità degli ambienti domestici, con la sua azione purificante, antisettica e calmante.
Nepetella (Calamintha nepeta (L.) Savi ssp. Glandulosa (Req) P. W. Ball) – nipitedda, niepita. Utilizzata nella cottura delle chiocciole, oppure, in un soffritto con le boghe e, assieme ai fichi secchi o alle olive nere, in una focaccia. Spesso si usa anche per proprietà antisettiche, sedative e antispasmotiche.
Principali proprietà di alcune piante officinali:
digestive, calmanti e sedative – Melissa (Melissa romana Miller) e (Melissa officinalis L.)
astringenti e vitaminizzanti – Rosa canina (Rosa canina L.);
cicatrizzanti, analgesiche, ed antisettiche – Iperico (Hypertricum perforatum L.);
antidiarroici, antipertensive – Biancospino (Crataegus oxyacantha L.);
epatoprotettive, diuretiche ed ipertensive – Cardo mariano (Sylibus marianum (L.) Gaertner);
diuretiche, espettoranti – Giuggiolo (Zizyphus sativa Gaertner);
diuretiche, ipouricemiche – Salsapariglia (Smilax aspera L.);
vaso protettive e antiedemigene – Pungitopo (Ruscus aculeatus L.);
diuretiche – Cedracca (Ceterach officinarum DC.);
remineralizzante, diuretiche ed emostatiche – Coda di cavallo (Equisetum maxmum Auct.);
sedative, ansiolitiche, antispasmodiche – Valeriana rossa (Centranthus ruber (L.) DC. subsp. ruber).
Nella foto di copertina: l’asparago
BIBLIOGRAFIA
Fabio Monreale, piante spontanee alimentari in Sicilia, Natura Sicula editore, Siracusa 2010
Tullio Sammito, La cucina povera degli italiani, Le Fate editore, Ragusa 2025
La nomenclatura binomiale delle piante è stata ricavata da:
Sandro Pignatti, Flora d’Italia, Edagricole, Bologna, 2003
salvo eventuali aggiornamenti del taxon, secondo ricerche tassonomiche e nomenclaturali, nell’ambito di una revisione tassonomica, risultante da autorevoli contributi in riviste scientifiche.
