IL CICLONE HARRY IN SICILIA

L'impatto sulla costa ionica e possibili soluzioni pianificatorie.

by Giovanni Randazzo
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Ci piace introdurre un concetto che proveremo ad approfondire in altra sede e cioè che “la natura non conosce catastrofi”. 

Queste parole fotografano in modo assolutamente corretto la discrasia che registriamo all’indomani di molte “catastrofi naturali” tra l’impatto sulla natura e la percezione della sua rappresentazione nella memoria degli uomini.

Il problema concettuale e terminologico rimane sotteso e sospeso tra la definizione di “catastrofe naturale”, con riferimento alle cause che generalmente l’hanno innescata, rispetto alla percezione dei danni che vanno commisurati con quelli riscontrati da infrastrutture pubbliche e attività private, piuttosto che presunti sconvolgimenti del contesto naturale.

E’ utile ricordare il concetto di Rischio, laddove questo è il prodotto tra la probabilità che un dato fenomeno di una determinata intensità si verifichi in un certo periodo di tempo, in una specifica area, per la vulnerabilità di un elemento (persone, edifici, infrastrutture, attività economiche), cioè la propensione a subire danneggiamenti in conseguenza delle sollecitazioni indotte da un evento di una certa intensità, e infine l’esposizione o valore che gli elementi stessi hanno scorrendo lungo una grossolana gerarchia che va dalla vita umana, alle strutture pubbliche o archeologiche e architettoniche, agli esercizi commerciali, alle abitazioni private e ai beni naturali.

Una calamità, anche quando si verifica per cause naturali, rimane tale solo nella conta dei danni subiti, spesso trasferendo la sua percezione anche alla componente naturale che, nella maggior parte dei casi, ha assorbito l’energia dell’evento in modo resistente, praticamente non modificandosi, dimostrando resilienza e riacquisendo il profilo di equilibrio originario in tempi fisiologici addirittura in modo Antifragile, come spiega Nassin Taleb nel suo libro “Antifragile.

Prosperare nel disordine” (Editore Il Saggiatore, 2013, 576 p.), acquisendone uno ancora più protettivo che rende l’elemento naturale più resistente di prima.

Esempi classici di questi comportamenti, in geomorfologia, sono le spiagge e le falesie: le prime, laddove non sono ingabbiate o influenzate da strutture rigide o limitate da lungomari, assorbono l’energia dell’onda e possono resistere all’impatto della tempesta oppure. nel corso di un ciclo stagionale (inverno – estate), ritrovano con resilienza la forma iniziale; le seconde, sottoposte a continue sollecitazioni, crollano, ma il materiale crollato al piede proteggerà la falesia in modo più funzionale di quanto in precedenza non facesse la mera resistenza della struttura litoide all’impatto dei frangenti.

Tutto quanto sopra illustrato si manifesta nella realtà in quanto osservato a circa tre settimane dall’impatto del ciclone Harry sulla fascia ionica messinese.

Alcune cose risultano immediatamente evidenti:

1 – lungo le coste mobili, prive di opere di difese rigide (barriere frangiflutti, pennelli e barriere soffolte) la “spiaggia”, superato l’impatto dell’evento, ha acquisito nuovamente la forma precedente: un’attitudine tra il resistente e il resiliente.

Spiaggia di Roccalumera vista da nord il 24 ottobre 2024
Spiaggia di Roccalumera vista da sud il 12 febbraio 2026

2 – L’erosione che non ha interessato la spiaggia ha colpito tratti di lungomare particolarmente esposti; l’esposizione deriva dal fatto che sono stati realizzati sulla spiaggia, creando una sopraelevazione rispetto alla stessa di 3 m circa, tenendoli in piedi con muraglioni o massicciate il cui impatto è aggravato da piazzette aggettanti.

Particolari dei crolli del lungomare di Furci Sicula e di Santa Teresa Riva

3 – Nelle località protette da barriere soffolte la spiaggia è sparita del tutto, come a Sant’Alessio, e in parte a Giardini che ha una conformazione geomorfologica più protetta, è utile riconoscere che in entrambe le località le opere soffolte andavano completate con ripascimenti artificiali, ma questo è avvenuto in modo sporadico, con quantità insufficienti e con qualità di materiale talvolta non idonea.

Costa di Sant'Alessio senza spiaggia dopo il ciclone Harry

4 – Le spiagge costituite da ciottoli medio grossolani, come a Villagonia, Isola Bella e Mazzeo, nel territorio di Taormina oppure a Fondaco Parrino , nel Comune di Forza d’Agrò, (costruita artificialmente a Nord di Letojanni alla fine degli anni 70 con gli scarti dello scavo della galleria dell’autostrada CT- ME), sono rimaste tali in quanto i sedimenti più sottili, soprattutto a Villagonia, erano già spariti da decenni, all’indomani della realizzazione del molo di Schisò;

Spiaggia di Fondaco Parrino venti giorni dopo il passaggio del ciclone Harry

5 – Sono state infine colpite le strutture costruite per la fruizione estiva del mare e il cui uso è stato esteso al periodo invernale.

Struttura adiacente la spiaggia di Letojanni completamente distrutta

Considerato che, a causa degli effetti dei Cambiamenti Climatici, in futuro, le mareggiate saranno sempre di maggiore intensità e più frequenti, sarà utile prendere dei provvedimenti strutturali che, superata l’episodica emergenza, (ripristino delle reti primarie), mirino alla programmazione di un nuovo sistema costiero.

Per giungere a un risultato duraturo sarebbe utile passare da un piano complessivo che preveda le seguenti  considerazioni:

  1. realizzare un unico masterplan che consideri tutta la costa, almeno da Capo Sant’Alessio a Capo Scaletta, per evitare dannosi effetti di reazioni causa-effetto; l’unico tratto in cui si può operare in modo autonomo è la baia di Giardini Naxos, che è una pocket beach e quindi isolata rispetto al resto del litorale;
  2. prendere atto che le spiagge che non hanno subito alcuna erosione e che, quindi, in questa fase non necessitano alcun intervento di protezione, tanto meno di ripascimento artificiale, che lungo l’alto litorale ionico, a causa della morfologia della spiaggia emersa e sommersa e della granulometria dei sedimenti, è fortemente votato al fallimento;
  3. in ogni caso, prima di prelevare del materiale da un determinato tratto di un corso d’acqua, è necessario definirne l’Indice di Qualità Morfologica e verificare la compatibilità sedimentologica (granulometria, composizione e colore) del materiale, con l’uso che se ne intende fare: – si potrebbe sfruttare l’occasione per limitare le analisi chimico batteriologiche solo ai casi di prelievo da aree portuali o oggettivamente inquinate, superando una forma di ipocrisia normativa che affligge e svia il campo delle caratterizzazioni ambientali;
  4. proteggere in modo rigido (barriere frangiflutti e pennelli)  tratti di chilometri di litorale rettilineo, significa mandare in erosione la costa sottoflutto;
  5. ripensare l’interfaccia costa – mare, evitare cioè che i lungomari siano ancora una sorta di tangenziale ionica costiera restituendoli alla vocazione ludico-ricreativa mirata alla fruizione estiva del mare, con i seguenti interventi:

      a) individuare una viabilità alternativa al lungomare:

  1. utilizzando la linea ferroviaria in dismissione;
  2. realizzandola immediatamente a valle in posizione adiacente a questa;
  3. realizzando gli svincoli di Alì Terme-Nizza e Santa Teresa-Sant’Alessio;

      b) al posto del lungomare creare un’interfaccia ciclo–pedonale vegetata a livello spiaggia;

   c) raccordare l’interfaccia a monte con l’abitato, mediante cunette o altre strutture atte ad assorbire ulteriormente l’energia dell’onda, magari creandone a loro volta.

    6. rivedere i Piani di Utilizzo del Demanio Marittimo e la stessa politica delle concessioni demaniali, evidenziando che, le strutture per la fruizione del mare possano essere solo estive e in caso del protrarsi dell’attività, debba esserci un’esplicita assunzione del rischio specificatamente assicurato, in quanto non può essere addebitato alla spesa pubblica per la comunità;

     7. creare un sistema di monitoraggio continuo della fascia costiera coinvolgendo le aste fluviali che, in una logica di river unicum, includono i corsi d’acqua e le stesse coste sottese.

In conclusione, considerata l’energia scaricata dal ciclone Harry, non ci sono stati danni alle geoforme, spiagge e falesie, mentre si è avuto un suggerimento importante su come in futuro sarebbe utile ricostruire evitando la mancata valutazione dettagliata e particolareggiata della vulnerabilità e dell’esposizione degli elementi antropici.

Stefania Lanza – Giovanni Randazzo

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